Oggi esce in Francia Cinque secondi, di Paolo Virzì, un film bellissimo. Ho avuto la fortuna di vederlo in anteprima qui a Parigi, grazie all'accredito di Dolcevita sur Seine, che promuove eventi cinematografici legati al gemellaggio tra Parigi e Roma e che desidero ringraziare pubblicamente. L'anteprima mi ha anche offerto l'occasione di ammirare dal vivo una delle mie attrici preferite: Valeria Bruni Tedeschi. Era raggiante e ha presentato il suo personaggio dicendo "Il mio personaggio fa la corte a Valerio Mastrandrea che non la considera minimamente, il che non è poi così lontano dalla realtà". La sua ironia e la sua leggerezza interpretativa si adattano perfettamente a questo film, in equilibrio sull’orlo dell’abisso.
Adriano è un uomo che vive isolato in una villa toscana, schiacciato dal peso di una tragedia personale e da un profondo senso di colpa. La sua solitudine viene sconvolta dall’arrivo di un gruppo di giovani idealisti determinati a ridare vita ai vigneti abbandonati della zona.
Valerio Mastandrea interpreta con grande intensità questo personaggio ferito. Attraverso la sua evoluzione lo spettatore scopre che il terribile segreto che lo tormenta riguarda, in fondo, ogni essere umano che si confronta con la morte e con la sofferenza delle persone amate.
Il finale lascia intravedere uno spiraglio di speranza, anche se il mondo raccontato da Virzì è caratterizzato dall’abnegazione e dal senso di responsabilità.
Quest’anno ho avuto la fortuna di assistere a tre proiezioni speciali di film italiani, e tutti e tre offrono uno sguardo particolare sulla paternità (biologica o “di fatto”), segno forse che la società contemporanea sente il bisogno di interrogarsi su questo ruolo. Inoltre, ciascun film mette in primo piano almeno un attore o un’attrice che rientra tra i miei preferiti di sempre — dettaglio tutt’altro che secondario per me!
Oltre a 5 secondi ho visto anche in anteprima La Grazia di Paolo Sorrentino, un film che ripropone alcune delle atmosfere e della fotografia del miglior Sorrentino, aggiungendo però una dimensione politica. Con Sorrentino, naturalmente, la politica diventa subito esistenziale — direi quasi cosmica.
Il protagonista, Mariano De Santis, presidente della
Repubblica italiana nel film, vive gli ultimi mesi del suo mandato. Deve
affrontare decisioni estremamente delicate: la legalizzazione di una forma di
eutanasia e due richieste di grazia. Parallelamente, il rapporto con la figlia
— che è anche una sua stretta collaboratrice — permette allo spettatore di
seguire da vicino i suoi dubbi, le sue riflessioni morali e l’evoluzione del
suo pensiero.
Toni Servillo offre una performance delicata, attraversata da lampi di ironia, perfettamente in sintonia con lo stile poetico di Sorrentino. La Grazia diventa così una meditazione sulla “grazia”, appunto, in tutte le sue sfumature: dalla grazia divina a quella politica, dall’umanità necessaria per legiferare sul fine vita fino all’eleganza leggera di un gesto.
Favino, durante l’anteprima parigina, ha ricordato quanto
abbiamo bisogno di personaggi maschili complessi. Ha anche sottolineato che
ogni essere umano può vivere l’intera gamma delle emozioni e delle esperienze
degli altri. Sarebbe difficile rendere in poche parole l’atmosfera della
serata, ma gli interventi degli ospiti sono stati particolarmente profondi e
stimolanti.
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