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martedì 8 luglio 2025

Tous Léger!


Sono gli ultimi giorni per vedere una bella mostra parigina: Tous Léger, fino al 20 luglio 2025 al Musée du Luxembourg (19 rue de Vaugirard), visitabile ogni giorno dalle 10,30 alle 19,00, notturna il lunedì.
Quasi 100 opere instaurano un dialogo tra Fernand Léger, figura di spicco dell'avanguardia del XX secolo, e gli artisti del Nouveau Réalisme (come Niki de Saint Phalle, Yves Klein, Arman, Martial Raysse e César), oltre a figure della Pop Art americana (Roy Lichtenstein, Keith Haring).
I temi trattati includono il riuso degli oggetti, la rappresentazione del corpo e del tempo libero, e l'arte negli spazi pubblici.
È una mostra piuttosto giocosa con una scenografia immersiva: lo spazio è molto colorato, perfetto per gli amanti della Pop Art come me (e i miei figli!). Tra l'altro l'ingresso è sempre gratuito per i minori di 16 anni e, previa prenotazione on line, anche per i minori di 26 anni.
Sono disponibili visite guidate, anche in inglese, e visite tematiche. Quando l'ho visitata, era molto affollata. Se ne avete l'opportunità, vi consiglio di approfittare delle aperture serali del lunedì: pare che sia più tranquilla.

lunedì 7 luglio 2025

Paris Noir

 

Per una volta vorrei parlare di una mostra che si è conclusa, qualora ve la foste persa: si tratta di Paris Noir, la penultima mostra del Centre Pompidou prima della sua chiusura per ristrutturazione. È stato molto stimolante per me immergermi, attraverso l'arte, nei temi del mio primo dottorato.


La mostra mirava a mettere in luce la presenza e l'influenza degli artisti neri a Parigi dal 1950 al 2000. Erano esposte più di 350 opere di oltre 150 artisti. La mostra è stata molto popolare (e frequentata) ed è stata accompagnata da conferenze, film, visite guidate a tema e podcast. A marzo si è tenuto anche un simposio al Centre Pompidou e al Musée du Quai Branly sull'identità nera e la memoria della schiavitù

 Le grandi figure di riferimento culturali sono le stesse che hanno influenzato gli scrittori su cui verteva la mia prima tesi: Léopold Sédar Senghor, Aimé Césaire ed Édouard Glissant. A quest'ultimo è stata dedicata un'installazione centrale che evocava il Black Atlantic e il pensiero del "Tutto-mondo".
La sezione che ho trovato particolarmente interessante è stata quella relativa alla resistenza e all'anticolonialismo: politicamente impegnate, le opere esposte riflettono le lotte per l'indipendenza, i diritti civili e l'identità nera postcoloniale.
L'autoritratto sul manifesto è di Gérard Sekoto; è stato dipinto nel 1947 ed è storicamente simbolico per la postura e lo sguardo scelti. Altri grandi nomi rappresentati in questa mostra sono Ed Clark, Bob Thompson, Romare Bearden, Christian Lattier, oltre a figure provenienti da pittura, scultura, fotografia e video, talvolta ancora raramente esposte in Francia. Alcune creazioni sono state appositamente progettate per la mostra da Valérie John, Nathalie Leroy-Fiévee, Jay Ramier e Shuck One, tra cui opere immersive e narrative (cartografie, collage, tessuti, archivi, ecc.).
Con questa mostra, il Centre Pompidou mi ha offerto l'opportunità di approfondire e perfezionare i concetti fondamentali che avevo studiato nel corso della mia prima carriera, attraverso un'immersione molto piacevole in mondi diversi, tutti incentrati sul concetto di libertà. Non vedo l'ora di scoprire cosa diventerà il Beaubourg tra cinque anni, quando riaprirà.

domenica 15 giugno 2025

Mille et une vies

L'Espace Monte-Cristo è uno spazio artistico unico dedicato alla scultura contemporanea. Fa parte della Fondazione Villa Datris che promuove la scultura in tutte le sue forme. Le mostre che ospita, sempre gratuite, mettono spesso in risalto il rapporto tra corpo e materia e i materiali alternativi.

Nel cuore del ventesimo arrondissement, questo spazio permette una circolazione fluida, con zone immersive. È un luogo che amo molto, quindi ne parlo di nuovo, approfittando della nuova mostra "Mille et une vies", visitabile fino al 14 dicembre 2025.

Questa mostra esplora le diverse sfaccettature dell'identità – corporea, sociale, biologica – ma soprattutto ibrida e "altra". È organizzata in modo accogliente e svela i legami tra scultura e intimità, vulnerabilità, corpo, emozioni e sensazioni, nonché le relazioni. Si interroga sul modo in cui la scultura può trasmettere impressioni sensoriali, tattili e affettive. 

Numerose attività per bambini e adulti permettono ai visitatori di adottare le prospettive di numerosi artisti. Per me, che sto preparando una tesi di dottorato sulla costruzione dell'identità, questa mostra è una fonte inesauribile di ispirazione, ma la sua poesia e il suo carattere giocoso sono adatti a ogni tipo di pubblico.

sabato 7 giugno 2025

Notte bianca dei musei


La Notte Bianca 2025 si tiene questo sabato 7 giugno a Parigi, trasformando la città in un immenso museo a cielo aperto dalle 19:00 a mezzanotte. Il festival, che si estende in tutta la regione dell'Île-de-France, quest'anno celebra in particolare il cinema. Proiezioni, installazioni e performance ispirate al cinema saranno proposte in diversi luoghi iconici della capitale, offrendo ai visitatori un'esperienza immersiva e poetica.

Molti musei parigini partecipano all'evento con aperture notturne gratuite ed eventi speciali. Il Museo Picasso è aperto dalle 18:00 a mezzanotte, con ultimo ingresso alle 23:30, senza prenotazione fino ad esaurimento posti. Il Grand Palais presenta un'installazione immersiva dell'artista Ernesto Neto, gratuita fino alle 2:00 (sarà visibile comunque fino a settembre). Il 59 Rivoli aprirà i suoi studi per una serata di arte collaborativa, con performance continue.

Sono previste anche attività per le famiglie. In particolare, la chiesa di Saint-Eustache presenta "Tracé tressé", uno spettacolo che unisce danza e creazione sonora improvvisata con l'organo.

Io vado alla Fondation Groupe EDF per visitare una mostra sul futuro (Ce que l'horizon nous promet) e trascorrere una piacevole serata in famiglia.

Cliquez ici pour la version française de ce post

mercoledì 26 febbraio 2025

Olga de Amaral

Olga de Amaral è un'artista colombiana nata nel 1932 a Bogotà, nota per il suo ruolo pionieristico nell'arte tessile contemporanea. Dopo aver studiato architettura al Colegio Mayor de Cundinamarca, ha proseguito la sua formazione alla Cranbrook Academy of Art nel Michigan, dove è stata influenzata dai principi modernisti del Bauhaus. Il suo lavoro fonde queste influenze con le tradizioni artigianali colombiane e l'arte precolombiana, creando opere tridimensionali che trascendono i confini tra pittura, scultura e architettura.

A partire dagli anni '60, Olga de Amaral ha esplorato vari materiali, come il lino, il cotone, il crine di cavallo, il gesso, e incorpora spesso foglie d'oro e di palladio nelle sue creazioni. Le sue opere, spesso monumentali, sono il risultato di tecniche diverse, come la tessitura, l'annodatura e l'intreccio. Riflettono un profondo legame con i paesaggi colombiani, in particolare con gli altopiani andini e le vaste pianure tropicali, ispirando le forme e i colori delle sue opere.

Tra le sue serie emblematiche, "Estelas" e "Brumas" occupano un posto centrale. Le "Estelas", iniziate nel 1996, sono steli dorate composte da strutture intrecciate in cotone rigido, ricoperte di gesso, pittura acrilica e foglia d'oro. Questa tecnica trae ispirazione dal kintsugi giapponese, un metodo di riparazione con polvere d'oro scoperto dall'artista negli anni '70. Le "Brumas", iniziate nel 2013, sono tessiture aeree tridimensionali, che evocano le nebbie e le nuvole dei paesaggi andini, con fili di cotone dipinti a mano che rivelano semplici motivi geometrici.

Attualmente, la Fondation Cartier pour l'art contemporain di Parigi presenta una retrospettiva dedicata a Olga de Amaral, visibile fino al 16 marzo 2025. Questa mostra riunisce circa 80 opere realizzate tra gli anni '60 e oggi, molte delle quali non sono mai state esposte fuori dalla Colombia. La scenografia, progettata dall'architetto franco-libanese Lina Ghotmeh, offre un'immersione nell'universo minerale e luminoso dell'artista, evidenziando la ricchezza e la diversità della sua pratica artistica.

La mostra mi è piaciuta molto e la consiglio senz' altro a chi si trova a Parigi. In alternativa, per approfondire la conoscenza del lavoro di Olga de Amaral, è possibile consultare il suo sito ufficiale,  che presenta una selezione delle sue creazioni, pubblicazioni e notizie relative al suo percorso artistico.



venerdì 21 febbraio 2025

Addio Frankétienne

Oggi, 21 febbraio, avrei voluto scrivere un testo sulla Giornata internazionale della lingua madre, proclamata dall'UNESCO per la giornata odierna e osservata in tutto il mondo dal 2000. Ma è oggi che mi è giunta una triste notizia: quella della morte dello scrittore e artista haitiano Frankétienne, avvenuta ieri ad Haiti.

Ricordare Frankétienne in questo giorno di promozione della diversità linguistica e culturale e il multilinguismo sarebbe molto appropriato, se la ricorrenza non fosse così triste. Frankétienne ha contribuito notevolmente al riconoscimento del creolo come lingua letteraria, ma è stato un artista completo che, oltre alla letteratura, ha lasciato il segno anche nell'ambito dell'arte figurativa e della drammaturgia haitiani.

Lo spiralismo, movimento pluridisciplinare di cui è uno dei fondatori, si ispira al caos, alle spirali della natura e alla complessità del mondo. Frankétienne è un mostro sacro della letteratura e dell'arte, ma è con una poesia minore che desidero celebrare la sua memoria, una poesia piccola ma potente, intraducibile, di cui fornisco una traduzione di servizio da leggere solo in caso di emergenza. Il testo originale lo trovate nella versione francese di questo blog

Sei troppo triste
Amore mio
Non piegare le ginocchia
Erigi
Il serpente vertebrale
per la danza verticale
da sirena regina 
dell'aria

(Anthologie secrète, Mémoire d’encrier)

©Manuelcasanovafernandez



venerdì 14 febbraio 2025

L'océan de Léa


Ho una buona notizia per gli amanti delle installazioni luminose: la mostra L'océan de Léa è stata prorogata fino a fine marzo!

Si tratta di un'opera d'arte immersiva che riproduce il fondale marino ed è realizzata interamente in carta. Il gioco di luci inserito in alcune componenti dell'opera la rende particolarmente suggestiva.

L'opera è composta da una serie di sculture di carta, realizzate ciascuna con un singolo foglio, senza l'utilizzo di colla e annullando l'impatto ambientale, poiché l'artista utilizza carta industriale destinata al macero.

L'artista parigino Junior Fritz Jacquet è tornato alle origini allestendo questa mostra a Saint Ouen, nello stesso quartiere in cui è entrato in contatto per la prima volta con l'arte dell'origami.

Dal punto di vista urbanistico, è significativo l'allestimento della mostra nell'ex pista di pattinaggio sul ghiaccio, perché recupera un locale dismesso. La mostra è magica e adatta a tutte le età. Nella foto potete vedere l'effetto euforizzante su un'adulta!


Al termine del percorso espositivo troverete uno spazio origami aperto a tutti e i materiali e le istruzioni per partecipare ad un concorso per bambini volto a riprodurre i fondali marini e, chissà, a far emergere gli artisti di domani!

Tutte le informazioni pratiche qui.

mercoledì 12 febbraio 2025

Filo rosso

La mostra più emozionante che ho visto in questo periodo è The Soul Trembles di Chiharu Shiota. Le installazioni non sono la mia forma d'arte preferita, ma in questo caso mi sono lasciata avvolgere dagli spazi reinventati poeticamente da questa artista giapponese.

"Infilata" in un'opera di Shiota

Shiota utilizza materiali semplici per creare ambienti complessi, spesso ispirati alle sue esperienze personali. Temi come il sangue, il corpo, l'aborto, la morte, la memoria, l'identità,  evocano emozioni profonde e stimolano un dialogo esistenziale. Le citazioni scelte per accompagnare le opere le illuminano senza snaturarle. Le installazioni che risultano da questa sinergia sono immersive e poetiche. I fili di lana o di nylon ritornano spesso, e rappresentano le relazioni umane.

La mostra al Grand Palais ha affascinato molti visitatori, soprattutto grazie a qualche opera spettacolare, che trasforma lo spazio in un universo intimo e vasto al tempo stesso. I visitatori della mostra potranno immergersi in creazioni che giocano con la luce e lo spazio, rendendo ogni opera unica. L'arte di Shiota è un invito a esplorare a riflettere sui legami che ci uniscono.

Per maggiori informazioni, cliccate qui

mercoledì 15 gennaio 2025

Le mappe della metro

Cosa sarebbe Parigi senza il métro? Odiata dai parigini, la metropolitana è ormai uno dei simboli della capitale francese, che ha ispirato e continua a ispirare gli artisti. È facile reperire gli ingressi della metropolitana in stile liberty o trovare l'anno di inaugurazione di questa rete che oggi conta circa 300 stazioni. Proprio per questo oggi parlerò di alcuni progetti meno conosciuti che sono stati ispirati unicamente dalla mappa della metropolitana che è già, in sé, un oggetto di design.

La mappa della metro culturale di Lucas Destrem

Innanzitutto un geografo, Lucas Destrem, ha creato una mappa della metro culturale, in cui il nome di ogni stazione inclusa nel piano in vigore a dicembre 2020 è stato modificato o sostituito dal nome di un luogo d'arte o di cultura situato nei paraggi. Il progetto iniziale era quello di aiutare i gestori culturali ad uscire dalla crisi dovuta al covid, ma la mappa è tuttora affascinante e permette di avere la misura della ricchezza dell'offerta culturale parigina. Da un punto di vista più strettamente geografico, questa mappa ci permette di riflettere sulla toponomastica urbana e sulla diversità e la fragilità dell'offerta culturale della capitale. È possibile scaricare gratis la mappa culturale qui (in fondo alla pagina).

La metro è diventata anche un memory online: basta cliccare qui per inserire a memoria tutte le stazioni metro di cui si ricorda il nome: appariranno magicamente sulla mappa muta insieme alla percentuale di stazioni aggiunte rispetto al totale. Bisogna farlo per capire quanto sia gratificante.

Se non sei a Parigi e ti manca la routine, ora saprai come goderti la metropolitana senza il logorio che le è immancabilmente associato! Buon viaggio immaginario!

mercoledì 8 gennaio 2025

9 gennaio

Il 9 gennaio del 1950 il sindacato CGIL aveva indetto uno sciopero provinciale per protestare contro il licenziamento di gran parte degli operai delle Fonderie Riunite di Adolfo Orsi. Questo licenziamento di massa doveva permettere l'assunzione di personale che non fosse legato né a sindacati né a partiti politici.

Il giorno prima dello sciopero, arrivarono a Modena circa 1500 poliziotti da altre province emiliano-romagnole e la vox populi narra che molti di loro si andarono ad ubriacare in un locale in via Taglio prima di recarsi al presidio alle Fonderie Riunite. Il fatto è che poliziotti e carabinieri presidiarono massicciamente le Fonderie, appostandosi anche sui tetti della fabbrica armati di mitragliatrici e intervenendo con un mezzo blindato e artiglieria pesante. Il bilancio della giornata fu di 6 morti e 200 feriti, alcuni gravi. Le persone uccise morirono in diversi modi: alcuni colpiti al petto, altri alla nuca, uno linciato in un fosso coi calci dei fucili.

Uno dei 6 morti era Arturo Malagoli, di vent'anni, il fratello di mia nonna, che era incinta all'epoca dei fatti e che decise di chiamare l'unico figlio (mio padre) Arturo, in onore del fratello. L'episodio ha segnato profondamente la mia famiglia e quelle delle altre vittime. 
L'anno scorso ho raccontato questa storia a Valentin Prévôt, un disegnatore parigino che l'ha trasformata in fumetto insieme ad altre due.
La vicenda costituisce una ferita mai sanata nella memoria dei modenesi e tuttora il cippo che ricorda le vittime si trova nel luogo in cui sorgevano le Fonderie Riunite, in un punto lontano dal centro, poco frequentato e poco visibile. Evidentemente, si tratta tuttora di un episodio considerato imbarazzante dall'amministrazione. Il 9 gennaio 2019, il collettivo FX ha fatto trovare nei pressi del cippo, dove ogni anno si raccolgono alcuni parenti delle vittime e un rappresentante delle autorità, un murale temporaneo (su carta). Gli agenti della Digos hanno divelto il murale che vedete nella foto della Gazzetta di Modena prima dell'inizio della commemorazione dell'eccidio. Come potete leggere qui la questura ha dichiarato a Repubblica (edizione bolognese) che l'intervento è stato dovuto al fatto che l'opera è stata giudicata inopportuna dagli agenti.
I parenti delle vittime hanno lanciato una petizione per permettere al collettivo di realizzare la stessa opera sul muro dell'acquedotto adiacente, e hanno rilanciato chiedendo all'amministrazione di mettere una targa a memoria dei caduti in piazza grande. Se volete firmarla, la trovate qui. Oggi, 9 gennaio 2025, la targa in Piazza Grande ancora non esiste. 

sabato 4 gennaio 2025

La street art del 13° arrondissement


 Il 13° arrondissement di Parigi è diventato, negli anni, un vero e proprio museo a cielo aperto grazie alle sue numerose opere di street art. Numerosi artisti di fama mondiale hanno lasciato il segno sui muri del quartiere, creando un percorso ricco e diversificato per gli amanti di quest'arte urbana. Ecco un percorso che puoi completare a piedi in 2-3 ore (a seconda del tuo ritmo) che ti permetterà di scoprire gli affreschi più grandi del 13° arrondissement. Non dimenticare di visitare queste opere durante il giorno, poiché non sono tutte illuminate.

Punto di partenza: Place d’Italie

“La Madre Secolare 2” di Inti – 12, avenue d’Italie

Inti, artista cileno, è noto per i suoi affreschi monumentali intrisi di simboli e riferimenti religiosi e culturali sudamericani. Quest’opera dai toni caldi raffigura un’imponente figura femminile, un motivo ricorrente nell’arte di Inti.

“Grand Elephant” di ROA – 81, boulevard Vincent Auriol

ROA, un artista di strada belga, è famoso per le sue rappresentazioni in bianco e nero di animali, spesso in pose realistiche. Questo gigantesco elefante, dipinto su un edificio, è una delle opere più impressionanti del 13° arrondissement.

Tappa 2: Rue Jeanne d'Arc

“Liberté, égalité, fraternité” di OBEY (Shepard Fairey) – 141, rue Jeanne d’Arc
Shepard Fairey, meglio conosciuto come Obey, è una figura chiave della street art internazionale, particolarmente noto per il suo celebre ritratto di Obama. Questo affresco, realizzato in omaggio ai valori repubblicani francesi, è realizzato nello stile grafico e iconico di Obey.
Nel 13°, c'è un murale ad ogni angolo!
“Croisement entre tradition et modernité” di C215 – Rue Jeanne d’Arc
C215, un altro artista famoso, è di Parigi. È conosciuto soprattutto per i suoi stencil dettagliati e colorati che raffigurano i volti di personaggi anonimi e famosi.
Le sue opere sono sparse per tutto il quartiere. Passeggiando lungo Rue Jeanne d'Arc, potresti incontrarne diversi.

Tappa 3: Boulevard Vincent Auriol

Affresco di D*Face – Boulevard Vincent Auriol

Questo artista britannico, noto per il suo stile pop art, spesso ironico e provocatorio, ha realizzato un affresco su una delle grandi pareti del viale. L'affresco raffigura un volto stilizzato, tipico del suo approccio decostruttivista alle icone della cultura popolare.

Opere di Jef Aérosol – Quai de la Gare (metro 6)

Jef Aérosol, pioniere della street art in Francia, ha decorato diversi punti del 13° arrondissement con le sue espressive sagome in bianco e nero. Troverai in particolare ritratti di bambini o musicisti nel suo caratteristico stile stencil.

Tappa 4: Rue du Chevaleret e dintorni

“Astronauta” di Invader – Vicino a rue du Chevaleret
Invader, famoso per i suoi mosaici ispirati al videogioco Space Invaders, ha sparso le sue opere per tutta Parigi. Il 13 ne ha diversi, spesso nascosti agli angoli delle strade. Questo mosaico di un astronauta è un sottile riferimento all'esplorazione urbana.
“Atlante” di Maye – Rue du Chevaleret
L'artista francese Maye ha realizzato un affresco di grandi dimensioni che rappresenta un personaggio surrealista dalla silhouette allungata, simbolo dell'interazione tra passato e futuro.

Tappa 5: La Butte aux Cailles

Affreschi di Miss.Tic – quartiere Butte aux Cailles

Miss.Tic è un'altra figura di spicco della street art parigina, nota per i suoi stencil che mescolano volti femminili e aforismi poetici o impegnati. Il quartiere Butte aux Cailles, con le sue stradine e le case colorate, è uno dei luoghi dove trovare molte delle opere dell'artista.

“Boulevard Paris 13” – Affreschi giganti del quartiere

Questo progetto artistico ha visto artisti provenienti da tutto il mondo realizzare giganteschi murales sulle facciate degli edifici. Tra questi, Conor Harrington, Jorge Rodriguez-Gerada e Pantonio.

Fine del percorso: Parc de Choisy

Varie opere nel parco – Parc de Choisy

Il parc de Choisy ospita nei suoi spazi verdi alcune opere di street art, tra cui creazioni di artisti locali meno conosciuti.

Se vuoi essere guidato passo dopo passo in questo percorso, puoi scaricare l'applicazione "Street Art 13" che elenca e geolocalizza tutte le opere del quartiere, facilitando la tua passeggiata.

lunedì 30 dicembre 2024

Il 2024 a Parigi

La montgolfière abritant la flamme olympique
L'anno 2024 a Parigi è stato caratterizzato da numerosi eventi importanti, che hanno riguardato diversi settori come lo sport, la cultura e la storia. L'evento di punta dell'anno sono stati senza dubbio i Giochi Olimpici e Paralimpici di Parigi 2024. Contrariamente alla scelta fatta da diverse città che hanno ospitato i Giochi Olimpici negli anni, Parigi ha scelto di effettuare le gare in luoghi emblematici della città, come lo Stade de France o addirittura ai piedi della Torre Eiffel.

A latere delle competizioni sportive, le Olimpiadi della Cultura hanno proposto una serie di eventi artistici, tra cui mostre, spettacoli e installazioni, che illustrano il legame tra sport e cultura.

Dopo diversi anni di ristrutturazione, il Grand Palais ha riaperto le porte, ospitando importanti mostre e diventando ancora una volta un centro nevralgico della cultura parigina.

Il Museo d'Orsay ha proposto la mostra immersiva sugli impressionisti, "Paris 1874", un'esperienza che ha rievocato l'atmosfera della prima mostra impressionista.

Nel dicembre 2024, un altro momento clou è stata la riapertura della Cattedrale di Notre-Dame. Dopo il devastante incendio dell'aprile 2019, l'edificio ha riaperto le sue porte l'8 dicembre 2024, segnando un momento commovente per i parigini e i visitatori di tutto il mondo.

Questi eventi hanno contribuito a rafforzare la posizione di Parigi come capitale della cultura, offrendo ai residenti e ai visitatori un programma ricco e diversificato per tutto l'anno. Vedremo cosa ci riserverà il 2025! Buon anno!

giovedì 12 dicembre 2024

Accorpiamo


Mi piace parlare di mostre gratuite perché molte persone mi dicono che è impossibile coltivarsi a Parigi senza spendere un sacco di soldi, mentre non è del tutto vero. Fino al 4 gennaio 2025, il MAIF Social Club presenta il lavoro di quattordici artisti riuniti sotto il titolo Faisons corps.

È una mostra in si può toccare la maggior parte di ciò che si vede, in cui lo spettatore non è più tale perché interagisce con alcune opere e, in alcuni casi, le modifica. Il corpo è visto nella sua intimità (soprattutto nella prima parte, dedicata al corpo anatomico) ma anche nella sua unicità e individualità. Anche il visitatore è invitato a muoversi, a lasciarsi toccare dagli altri, ed è qui che il corpo viene presentato nella sua accezione sociale. 

La mostra è un vero e proprio invito ad accorparsi, ed è significativo che il luogo che la ospita sia un luogo di cultura militante e di educazione informale nel cuore del Marais.

martedì 10 dicembre 2024

La storia del posto in cui vivo: il 14o arrondissement


Vivo nel quattordicesimo arrondissement di Parigi, al quale sono particolarmente legata per una serie di motivi. Conosciuto per i suoi quartieri vivaci e diversificati come Montparnasse, Alésia e Plaisance, questo arrondissement è oggi un vero crocevia di arte, urbanistica moderna e tradizioni parigine. Ma per comprenderne l’anima bisogna guardare alla sua storia, fatta di trasformazioni sociali, culturali e urbane.

Prima di essere integrato a Parigi nel 1860, durante l'ampliamento della capitale deciso da Napoleone III, il territorio del XIV arrondissement era costituito prevalentemente da piccoli villaggi agricoli. Oggi se ne trovano facilmente tracce, perché passeggiando in questa zona, spesso si vedono strade di ciottoli fiancheggiate da piante (e talvolta anche da qualche animale da fattoria) che fanno capolino dall'interno di insospettabili edifici dall'aspetto perfettamente urbano. Frazioni come Petit-Montrouge, Plaisance e Montsouris, tutte circondate da terreni agricoli, hanno svolto un ruolo importante nella costruzione di Parigi, in particolare grazie allo sfruttamento delle cave di calcare che sono state utilizzate per costruire numerosi monumenti parigini. Successivamente queste cave hanno ospitato le catacombe, che oggi costituiscono un'importante attrazione turistica. Con l'annessione di questi comuni nel 1860 si formò l'attuale 14° arrondissement, caratterizzato da una rapida urbanizzazione e da una riorganizzazione del territorio. Da allora in poi quella che un tempo era una zona rurale e periferica divenne parte integrante della città, dotandosi progressivamente delle sue moderne infrastrutture.

Anche la costruzione della stazione Montparnasse negli anni Quaranta dell'Ottocento e della tour Montparnasse negli anni Sessanta e Settanta del novecento hanno contribuito al cambiamento del carattere dell'arrondissement. Sebbene la torre abbia suscitato controversie estetiche, rimane un simbolo dell'architettura moderna a Parigi. Il quartiere di Montparnasse ha svolto un ruolo centrale per gli artisti all'inizio del XX secolo, poiché ha attirato numerose figure artistiche e intellettuali da tutto il mondo. Negli anni '20 e '30, artisti come Pablo Picasso, Amedeo Modigliani e Jean Cocteau vivevano lì e frequentavano caffè come La Rotonde, Le Dôme e La Coupole. Questi divennero luoghi d'incontro leggendari, dove pittori, poeti e scrittori si riunivano per discutere, creare e ispirarsi a vicenda. Il quartiere Montparnasse fu soprannominato all'epoca la “Nuova Atene”, ha visto la nascita del movimento surrealista e ha ospitato il debutto di molte stelle dell'arte e della letteratura del XX secolo. Ancora oggi si avverte l'eco di questo periodo prospero in rue de la Gaité con i suoi teatri sempre pieni. Più a sud, sempre nel 14°, vicino al Parc Montsouris, si trova anche un quartiere degli artisti, riconoscibile per le grandi vetrate che caratterizzano gli appartamenti-atelier. Nella stessa zona si trova anche il laboratorio-museo Chana Orloff visitabile su prenotazione.

Oggi, il 14° arrondissement continua ad evolversi. I suoi quartieri, ciascuno con la propria identità, uniscono modernità e tradizione. Il parco Montsouris offre un'oasi di pace agli abitanti, mentre le vivaci strade del quartiere Alésia attirano gli amanti dello shopping. Gli spazi verdi, le scuole e i centri culturali ne fanno un luogo popolare in cui vivere per famiglie e studenti. La rete degli hypervoisins, una rete Facebook e Whatsapp che riunisce gli abitanti del 14° arrondissement, testimonia il clima di solidarietà che si respira nel quartiere. Il 14° arrondissement resta anche un luogo di memoria, dove la storia si mescola alla vita quotidiana. Gli antichi atelier degli artisti di Montparnasse convivono con edifici moderni, mentre i caffè storici continuano ad accogliere scrittori e sognatori.

Che si tratti di passeggiare per le strade di Plaisance, visitare le Catacombe o godersi la vista panoramica dalla torre di Montparnasse, questo quartiere offre un ricco panorama della storia e della diversità parigina.

giovedì 5 dicembre 2024

Notre Dame torna a casa


 Il 15 aprile 2019 si è verificato uno degli eventi più tragici della storia recente di Parigi: un incendio ha devastato la cattedrale di Notre-Dame, uno dei monumenti più emblematici della capitale e capolavoro dell'architettura gotica. L'incendio è scoppiato intorno alle 18:30 sotto la struttura del tetto in legno, detta anche "il bosco" per il gran numero di travi di quercia che la componevano, alcune risalenti al XIII secolo. Nel giro di poche ore le fiamme si sono propagate rapidamente, distruggendo gran parte del tetto e mettendo a rischio l'intera struttura.

L'immagine della guglia di Notre-Dame, progettata dall'architetto Eugène Viollet-le-Duc nel XIX secolo, che crolla sotto le fiamme, ha impressionato il mondo. I vigili del fuoco hanno lottato per quasi 15 ore per tenere sotto controllo l'incendio, evitando la completa distruzione dell'edificio. L'origine esatta dell'incendio resta incerta, ma gli investigatori propendono per l'ipotesi accidentale, legata ai lavori di ristrutturazione in corso in quel momento. La struttura in legno, molto vecchia, era particolarmente vulnerabile agli incendi. Durante le indagini non è stata scoperta alcuna traccia di attività criminale.

Una delle perdite simbolicamente più significative è stata appunto quella della guglia, ma quasi tutto il tetto, compresa la struttura medievale in legno, fu distrutto. Sebbene l'incendio abbia interessato principalmente l'esterno, sono state colpite anche parti dell'interno, comprese alcune volte che sono crollate sotto il peso del tetto in fiamme. La maggior parte dei tesori di Notre-Dame, come la Corona di Spine (preziosa reliquia), la tunica di San Luigi e altri oggetti religiosi, sono stati salvati grazie al rapido intervento dei vigili del fuoco e delle autorità.

Subito dopo l’incendio, i donatori si sono mobilitati in Francia e all’estero per avviare immediatamente la ricostruzione. La struttura è stata stabilizzata e l'edificio protetto dalle intemperie. Dopo un dibattito pubblico, si è deciso di ricostruire la cattedrale identica a com'era. Il presidente Macron ha confermato che la guglia sarebbe stata ricostruita secondo i piani originali di Viollet-le-Duc entro 5 anni.

È infatti da pochi giorni che la statua di Notre Dame è tornata in chiesa, e domani, 7 dicembre, avrà luogo l'inaugurazione ufficiale, accompagnata da cerimonie religiose. L'8 dicembre, giorno dell'Immacolata, avrà luogo la prima messa e la consacrazione dell'altare.

mercoledì 27 novembre 2024

Uno sguardo particolare su Parigi

Parigi da sempre suggerisce romanzi e ispira versi a flâneurs e ad altri amanti dei paesaggi urbani. È raro che gli scrittori che hanno vissuto a Parigi non abbiano riflettuto almeno una volta su Parigi come luogo, città, personaggio.

Dany Laferrière ha un percorso biografico peculiare. Avendo vissuto spesso in città, ha scritto numerosi romanzi che acquisiscono il loro significato più compiuto proprio in rapporto all'immaginario urbano. Ora che vive prevalentemente a Parigi - dove si è trasferito in seguito al suo ingresso all'Académie Française - Laferrière ha inventato il genere dei "romanzi disegnati", il primo dei quali, Autoportrait de Paris avec chat (pubblicato nel 2018) è un omaggio a Parigi, l'ultima città che lo ha accolto. Nell'aprile di quest'anno, nel giorno del suo compleanno, Laferrière ha inaugurato una mostra a cielo aperto sul Pont des Arts composta da tavole selezionate tratte dai suoi romanzi disegnati.



Ecco alcune immagini di una delle tavole, della conferenza che ha inaugurato la mostra e di me con l'autore all'Académie Française. La mostra non è più visibile, perché continua il suo viaggio intorno al mondo, ma i romanzi di Laferrière – disegnati e non – si trovano ovunque. Questo è il mio consiglio di lettura di oggi!




domenica 24 novembre 2024

Una domenica alla Sainte chapelle

Il Palazzo di Giustizia di Parigi ospita un vero gioiello dell'arte gotica, un tesoro storico e una testimonianza del ricco patrimonio religioso della Francia: la Sainte Chapelle. È un esempio di gotico fiammeggiante, uno stile che enfatizzava la luce e gli spazi aperti. Fu costruito nel XIII secolo, durante il regno di Luigi IX, futuro San Luigi, per ospitare le reliquie della Passione di Cristo, la più famosa delle quali è la corona di spine. Non sono rimaste molte di queste reliquie in questa cappella destinata ad accoglierle, ma la cappella superiore, illuminata dalla luce che si diffonde attraverso le sue immense vetrate e che cambia a seconda dell'ora e della stagione, permette ai visitatori di immergersi in una bellezza che senza dubbio era stata progettata per rappresentare la grazia.

Questa cappella, originariamente riservata alla famiglia reale e destinata all'esposizione delle reliquie, è composta da 15 coperture in vetro alte oltre 15 metri, che ricoprono quasi tutta la superficie delle pareti e illustrano più di 1.113 scene bibliche, dalla Genesi alla Passione di Cristo. Anche la cappella superiore è decorata da una volta a stella e da colonne dorate, che ne accentuano l'aspetto maestoso. Vi consiglio di visitarla durante i concerti di musica classica che vi vengono organizzati in onore della sua eccezionale acustica. 

Gli orari di visita variano a seconda della stagione. Dal 1 aprile al 30 settembre, La Sainte Chapelle è aperta dalle 9:00 alle 19:00, il resto dell'anno dalle 9:00 alle 17:00 ed è chiusa solo il 1 gennaio, il 1 maggio e il 31 dicembre. In ogni caso vi consiglio di effettuare la prenotazione sul sito ufficiale. Ricordo anche che la Sainte Chapelle è visitabile gratuitamente la prima domenica dei mesi di gennaio, febbraio, marzo, novembre e dicembre. Buona visita!


sabato 16 novembre 2024

Mondi immaginari

Resta ancora un mesetto per poter visitare gratuitamente la mostra Les mondes imaginaires all'espace Monte Cristo, uno spazio dedicato alla promozione della scultura contemporanea che si trova nel 20° arrondissement.  La mostra ha fatto furore dal momento della sua inaugurazione in aprile, non solo perché non è necessario prenotare l'orario di visita (circostanza piuttosto rara dai tempi della pandemia), ma soprattutto perché gli artisti esposti hanno saputo proporre opere in dialogo con ogni tipo di pubblico. 
Una in particolare mi ha fatto pensare al progetto STRIP di cui ho parlato più volte. Si tratta di In tissu, un'opera di Julia Maria López Mesa nella quale ci si può accomodare. Questa specie di capanna è stata costruita in modo partecipativo con pezzi di tessuto che erano significativi per i donatori, e sedendoci si dentro, si sentono le storie dei vestiti e degli accessori che costituiscono fisicamente l'opera.
Anche le altre sculture esposte mi hanno interpellato, sia per la loro riflessione sull'ecologia, sulla memoria, sulla partecipazione e sul nostro mondo in generale, sia per il loro valore estetico e per il carattere spesso interattivo. 
Viene proposto anche un percorso per bambini, la maggior parte delle sculture sono interattive e offrono piste di riflessione stimolanti grazie alle didascalie, complete senza essere verbose. Buona visita!

 In tissu, di Julia Maria López Mesa 

venerdì 15 novembre 2024

Grazie! ❤️

I narratori e il grafico che hanno realizzato il progetto 

Vorrei ringraziare tutti coloro che ieri sera hanno partecipato al vernissage della mostra del progetto STRIP. Tanti sono venuti di persona, e tanti c'erano con il cuore ❤️.

Grazie anche a tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione materiale del progetto attraverso il loro sostegno finanziario o mettendo a disposizione un talento o una competenza.

Arrivederci alla prossima avventura!

lunedì 11 novembre 2024

Vernissage!

Parigi mi ha dato l'occasione di partecipare al progetto STRIP, al quale ho offerto il mio modesto contributo raccontando una storia che mi sta a cuore, quella del mio prozio Arturo. Questa storia è stata trasformata in un fumetto insieme ad altre due, il che mi ha permesso di conoscere le fasi principali che portano alla pubblicazione di un fumetto: moodboard, storyboard, tavole, dialoghi... Inoltre, trovo affascinante l'idea di base: quella di implicare persone comuni in un progetto artistico. 

Concretamente, sono stata filmata dal collettivo Le Réseau mentre raccontavo la storia dell'assassinio del mio prozio Arturo, poi ho sviluppato lo storyboard con l'artista, Valentin Prévot e gli ho dato indicazioni per creare il moodboard. Quando finalmente ho visto le tavole mi sono resa conto che non corrispondevano del tutto allo storyboard che avevamo sviluppato. Anche vedere me stessa come un personaggio dei fumetti è stato strano... i miei figli mi hanno detto che sono più bella dal vero! :-) Ma queste piccole delusioni sono state formative, e non solo perché la realizzazione pratica pone vincoli che, non conoscendo il linguaggio dei fumetti, non avevo immaginato. Più in generale, è stato importante per me lasciare andare, lasciare che il fumetto facesse la sua strada, e capire che quando vogliamo far conoscere una storia dobbiamo accettare che diventi altro da noi.

Dopo un anno dall'inizio del progetto, le copie stanno finalmente per essere stampate! 

Oggi comincia l'allestimento della mostra relativa al progetto, e questo giovedì 14 ci sarà un vernissage multimediale, con esposizione delle tavole originali, distribuzione delle contropartite del crowdfunding ai partecipanti, proiezione del film con una selezione delle storie che hanno partecipato al progetto, e una sessione di autografi con tutti gli autori. Trovate tutte le informazioni nella locandina qui sotto.

Ci vediamo là!

Locandina di Valentin Prévot