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lunedì 17 novembre 2025

Vertières: la vittoria per antonomasia


La battaglia di Vertières, avvenuta il 18 novembre 1803, è uno degli eventi più decisivi della storia haitiana e segnò la fine della guerra d'indipendenza contro la Francia. Questa battaglia ha avuto luogo nella regione di Vertières, situata nel nord di Haiti, vicino alla città di Cap-Haïtien. Ha svolto un ruolo cruciale nella vittoria delle forze indipendenti guidate da Jean-Jacques Dessalines contro l'esercito coloniale francese.

A quel tempo, Haiti, allora conosciuta come Saint-Domingue, era teatro di un'aspra guerra tra i rivoluzionari haitiani e le truppe francesi di Napoleone Bonaparte. Dopo anni di lotte e rivolte, la battaglia di Vertières divenne il culmine della ribellione. Jean-Jacques Dessalines, leader iconico della rivoluzione haitiana e uno dei principali generali dell'esercito indipendentista, guidò le sue truppe con feroce determinazione. L'esercito haitiano, composto principalmente da soldati neri e liberati, affrontò le forze francesi con un coraggio impressionante, nonostante la mancanza di un adeguato supporto materiale e le difficili condizioni sul terreno.

La battaglia di Vertières fu caratterizzata da intensi combattimenti e da un'abile strategia da parte dei leader haitiani. Dessalines riuscì a respingere le forze francesi, guidate dal generale Rochambeau, e inflisse una sconfitta decisiva all'esercito coloniale. Questa vittoria ebbe ripercussioni di vasta portata, poiché segnò il destino della colonia francese e aprì la strada alla dichiarazione di indipendenza di Haiti. Il 1° gennaio 1804, dopo la vittoria di Vertières e le ultime operazioni militari per mettere in sicurezza il territorio, Haiti proclamò la propria indipendenza, diventando la prima repubblica nera libera al mondo e la prima nazione ad abolire la schiavitù. La battaglia di Vertières rimane oggi un potente simbolo della lotta per la libertà e l'indipendenza ed è celebrata con orgoglio nella storia haitiana come momento fondatore della nazione.

Si dice che la nona edizione del dizionario dell'Accademia di Francia, attualmente in fase di completamento, menzionerà Vertières sotto la parola Victoire, su iniziativa di Dany Laferrière... Se così fosse, Vertière diventerà, in francese, la vittoria per antonomasia.

domenica 12 ottobre 2025

Maryse Condé

Credits: Getty images
Oggi penso a Maryse Condé, perché proprio il 12 ottobre del 2018 è stata insignita del New Academy Prize in Literature come riconoscimento all'insieme della sua opera. In quell'anno il Premio Nobel per la letteratura non è stato assegnato a causa di scandali riguardanti i membri della giuria. La Nuova Accademia si è costituita esclusivamente per assegnare i premi Nobel alternativi e ha scelto i propri candidati con un metodo diverso da quello della giuria del premio Nobel: il gruppo di esponenti del mondo culturale svedese ha infatti invitato tutti i bibliotecari svedesi a nominare degli autori. La Nuova Accademia ha poi avviato un voto pubblico che ha dato origine a una rosa di candidati. Tra questi, è stata scelta Maryse Condé, che ha ricevuto in questo modo il giusto riconoscimento a una vita dedicata alla letteratura.

Quando è deceduta, nel 2024, mi sono particolarmente commossa, in quanto, tanti anni fa, l'avevo incontrata a casa sua, in Guadalupa, per intervistarla nell'ambito del mio progetto per Archipels littéraires. Era già molto conosciuta, ma non credo che nessuno avrebbe potuto prevedere un premio Nobel, alternativo o no. Ricordo che mi accolse nel giardino tropicale della sua villa di campagna e mi disse: "se si perde, chieda dov'è la casa di Maryse Condé: lo sanno tutti". Il posto era talmente isolato che il marito (e traduttore) mi riaccompagnò in auto al mio alloggio. Per decenni Maryse Condé ha alternato periodi in quella sua casa lontana da ogni mondanità a periodi di insegnamento in diverse facoltà statunitensi, tra cui Columbia University. Da giovane, dopo la laurea alla Sorbona, aveva vissuto in Guinea, in Ghana e in Senegal.

Pertanto, la varietà di temi e ambientazioni dei suoi romanzi è strettamente legata a un'esperienza esistenziale e umana. Per fortuna la traduzioni che abbiamo a disposizione, e penso in particolare a quella della Vita Perfida, di Guia Risari, sono ottime. Si tratta decisamente di un'autrice da riscoprire.

giovedì 22 maggio 2025

Falcone secondo Saviano

In occasione dell'anniversario dell'attentato a Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato, e alla loro scorta, ripubblico la mia recensione del romanzo di Roberto Saviano dedicato alla vita del giudice italiano che meglio ha capito e combattuto la mafia. Il romanzo è stato pubblicato in Francia il 6 febbraio 2025.

Oggi esce per Gallimard, nella versione di Laura Brignon, la traduzione francese di Solo è il coraggio, un romanzo di Roberto Saviano che offre un ritratto del giudice Giovanni Falcone. In particolare l'autore tenta qui di tracciare, attraverso un'immaginazione plasmata da fonti incontrovertibili, il profilo umano del celebre giudice antimafia. 

La narrazione inizia da un episodio del 1943 a Corleone, dove il giovane Totò Riina assiste alla morte dei suoi familiari mentre tentano di disinnescare una bomba alleata. Questo evento segna simbolicamente l'avvento di un nuovo modello mafioso.

Il protagonista resta comunque Giovanni Falcone, del quale l'opera mette in evidenza la capacità di comprendere, nonostante l'isolamento e le minacce, la complessità di un'organizzazione criminale pervasiva. Il romanzo mostra anche come il lavoro di Falcone abbia contribuito alla presa di coscienza nazionale della necessità della lotta alla mafia.

Che lo si legga per informarsi o anche soltanto per riflettere e per ricordare, Solo è il coraggio riflette su una pagina di storia italiana che non abbiamo ancora del tutto integrato, oltre a fornire uno spunto di riflessione su cosa siano la solitudine e il coraggio.

Questo sabato 8 febbraio, Saviano terrà una masterclass all'mk2 bibliothèque, nel 13° arrondissement di Parigi 

venerdì 25 aprile 2025

25 aprile a Parigi

Oggi 25 aprile, qui a Parigi è un giorno feriale, ma io festeggio ugualmente la liberazione assistendo a questo importante convegno. Se siete qui, siete ancora in tempo per partecipare. Interessante anche l'apertura sulle resistenze in altri paesi.

W la resistenza e la liberazione dal nazifascismo!





venerdì 11 aprile 2025

Josephine Baker

Oggi ricorre il 50° anniversario della morte di Joséphine Baker. In Italia è conosciuta soprattutto come la ballerina dal gonnellino di banane, mentre in Francia le sue spoglie sono state trasferite al Panthéon. Joséphine Baker è stata effettivamente quella ballerina, ma non solo. Come si vede da questo video, che trovate nella versione francese di questo blog, Joséphine Baker è molto nota in Francia anche per aver animato e supportato la resistenza durante la seconda guerra mondiale. Sin dallo scoppio della guerra, infatti, si era arruolata nella croce rossa, ma lavorava anche per il controspionaggio recapitando messaggi segreti nascosti negli spartiti. Quando le sue attività divennero sospette in Francia, continuò a sostenere la resistenza dal Marocco. A guerra finita, ha ottenuto la Légion d'Honneur a riconoscimento di queste attività. Sempre impegnata per i diritti umani, adottò bambini provenienti da tutto il mondo e militò a fianco di Martin Luther King prendendo anche pubblicamente la parola in occasione della famosa marcia su Washington.

Joséphine Baker era
conosciutissima anche in
Italia© Leemage via AFP

Insomma, Joséphine Baker ha saputo utilizzare il proprio talento e la propria bellezza per crescere sul piano umano arrivando anche ad aiutare il prossimo e a lottare per i diritti civili anche in paesi in cui non risiedeva. Costituisce un esempio umano ammirevole, e lo studio attento della sua biografia evidenzia senz'altro il carattere eccezionale e fuori dagli schemi della sua personalità.

Pour la version française de ce post, incluant une vidéo sur Joséphine Baker, cliquez ici.

© Studio Harcourt. Colore: My Heritage


domenica 23 marzo 2025

Pride and prejudice a Saint Denis

Foto tratta da
www.saint-denis-basilique.fr/decouvrir/histoire-du-monument

Sono sparita da questo blog per qualche tempo perché ... mi hanno rubato il cellulare nella metro a Saint-Denis! Chi conosce Parigi e le sue periferie sorriderà perché Saint Denis, una città situata alla periferia di Parigi, è lo stereotipo dell'insicurezza, della tratta e della violenza. Direi l'archetipo della periferia disagiata. 

Voglio specificare che mi trovavo a Saint-Denis per accompagnare la classe di mio figlio a visitare la famosa basilica di Saint Denis che ospita i resti di quasi tutti i re di Francia. Saint Denis è anche una città ricca di mete culturali e artistiche, dinamica, ricca di iniziative sociali e progetti di riqualificazione urbana. Le associazioni di quartiere, i programmi di mediazione e i programmi di integrazione professionale aiutano a combattere le cause profonde della delinquenza. Questi sforzi meritano di essere maggiormente evidenziati per combattere i pregiudizi persistenti.

Le statistiche sulla criminalità mostrano che a Saint-Denis si verificano effettivamente dei reati, ma la loro entità e natura non differiscono sostanzialmente da quelli osservati in altre città di dimensioni comparabili. Inoltre, gli stessi residenti esprimono un senso di insicurezza che varia a seconda del quartiere e delle esperienze personali. Io, quando sono stata derubata, ero meno attenta del solito perché ero impegnata a guardare il gruppetto di bambini che l'insegnante mi aveva assegnato e non ho pensato a mettere il cellulare nel solito posto. Mi avrebbero potuto derubare anche altrove.

Tengo quindi a sottolineare che Saint-Denis è molto più di una semplice serie di statistiche sulla criminalità. È una città viva, in continua evoluzione, animata da chi la abita. 

Per quanto riguarda questo blog, il giorno dopo la scomparsa del cellulare ho partecipato a un convegno in un'altra città, quindi mi sono eclissata per un periodo piuttosto lungo, ma adesso sono di ritorno. Per quanto riguarda il mio contatto personale, potete contattarmi per ora al mio numero francese, via mail o sui social. W Saint Denis!

mercoledì 5 marzo 2025

Il Grand Rex

Il Grand Rex è un iconico cinema che si trova nel cuore di Parigi, sui Grands Boulevards. Inaugurato nel 1932, il Grand Rex è un capolavoro di architettura Art Déco, noto per la sua maestosa facciata e la sua enorme sala con lo schermo cinematografico più grande d'Europa. Il soffitto stellato e l'arredamento di un lusso retrò lo rendono un luogo unico e magico.

Classificato come monumento storico, il Grand Rex non si limita alle proiezioni: ospita anche diversi tipi di eventi tra cui uno spettacolo che combina un film natalizio con effetti speciali spettacolari dal vivo. È anche possibile scegliere tra diversi tour interattivi dietro le quinte del cinema che permettono di scoprire tutti i segreti della settima arte.

Nelle foto si vede un modellino della sala principale del Grand Rex che ho fotografato appunto durante una visita dietro le quinte e il gatto con gli stivali che mi ha sfidato durante il percorso. Una visita istruttiva e divertente, adatta a tutti.

domenica 2 marzo 2025

Le musée de la magie

Oggi consiglio un museo molto adatto ai bambini. Il musée de la magie è un luogo unico dedicato al mondo dell'illusione e della prestidigitazione che si trova nel Marais, in un antico edificio adatto a ricreare l'atmosfera sofisticata tipica di questo universo.
Troverete una vasta collezione di oggetti legati alla magia, che spazia dagli accessori utilizzati da famosi maghi e prestigiatori agli oggetti che hanno fatto la storia dei loro spettacoli. 
Nel museo sono esposti anche automi e meccanismi artigianali, particolarmente affascinanti per il pubblico di tutte le età. È un peccato che le didascalie non li mettano in una prospettiva storica, perché gli automi sono la parte del museo che ho apprezzato di più.
Il museo offre regolarmente uno spettacolo di magia e propone varie attività. I giorni di apertura sono dal martedì alla domenica ma consiglio di consultare il sito ufficiale per orari precisi e chiusure eccezionali. Come in quasi tutti i musei parigini è consigliabile prenotare.

venerdì 21 febbraio 2025

Addio Frankétienne

Oggi, 21 febbraio, avrei voluto scrivere un testo sulla Giornata internazionale della lingua madre, proclamata dall'UNESCO per la giornata odierna e osservata in tutto il mondo dal 2000. Ma è oggi che mi è giunta una triste notizia: quella della morte dello scrittore e artista haitiano Frankétienne, avvenuta ieri ad Haiti.

Ricordare Frankétienne in questo giorno di promozione della diversità linguistica e culturale e il multilinguismo sarebbe molto appropriato, se la ricorrenza non fosse così triste. Frankétienne ha contribuito notevolmente al riconoscimento del creolo come lingua letteraria, ma è stato un artista completo che, oltre alla letteratura, ha lasciato il segno anche nell'ambito dell'arte figurativa e della drammaturgia haitiani.

Lo spiralismo, movimento pluridisciplinare di cui è uno dei fondatori, si ispira al caos, alle spirali della natura e alla complessità del mondo. Frankétienne è un mostro sacro della letteratura e dell'arte, ma è con una poesia minore che desidero celebrare la sua memoria, una poesia piccola ma potente, intraducibile, di cui fornisco una traduzione di servizio da leggere solo in caso di emergenza. Il testo originale lo trovate nella versione francese di questo blog

Sei troppo triste
Amore mio
Non piegare le ginocchia
Erigi
Il serpente vertebrale
per la danza verticale
da sirena regina 
dell'aria

(Anthologie secrète, Mémoire d’encrier)

©Manuelcasanovafernandez



domenica 19 gennaio 2025

L'età fragile

 

L'età fragile è un romanzo di Donatella Di Pietrantonio, pubblicato da Einaudi nel 2023 e vincitore dei premi Strega e Strega giovani nel 2024. Oggi ne parliamo perché il romanzo è appena uscito in Francia per i tipi di Albin Michel e nella traduzione di Laura Brignon.

La storia è narrata da Lucia, una fisioterapista che vive in un paese vicino a Pescara. Separata dal marito, Lucia è preoccupata per la figlia Amanda, studentessa universitaria a Milano. Durante la pandemia, Amanda torna a casa, mostrando un comportamento chiuso e silenzioso.

Parallelamente, Lucia deve confrontarsi con il desiderio del padre anziano di lasciarle in eredità un terreno di famiglia al "Dente del Lupo", nell'Appennino abruzzese. Questo luogo è segnato da un tragico evento accaduto trent'anni prima: l'omicidio di due giovani turiste modenesi e il ferimento di Doralice, amica d'infanzia di Lucia. Questo trauma ha lasciato cicatrici profonde nella comunità locale e nella vita di Lucia stessa.

L'età fragile mi ha colpito per diversi motivi. Superficialmente, sono stata attirata dal fatto che le turiste uccise vengono da Modena come me. Sapendo che la vicenda era ispirata a un fatto di cronaca, sono andata a controllare se qualche modenese fosse coinvolto (per la cronaca, no). Poi lo stile asciutto e incisivo di Donatella di Pietrantonio mi ha avvinto per la fermezza e la delicatezza con cui evoca luoghi e sentimenti profondamente radicati nell'animo umano, offrendo una riflessione sulle dinamiche familiari e sui traumi che segnano le vite delle persone. La narrazione intreccia abilmente passato e presente, permettendo al lettore di comprendere come gli eventi trascorsi influenzino le scelte e i comportamenti attuali dei personaggi. 

Ho avuto la fortuna di incontrare questa scrittrice e di intervistarla. Mi hadetto di essere affascinata dal modo in cui i traumi decostruiscono percorsi apparentemente predefiniti nella vita delle persone, e da come queste persone riescono a forgiarsi un nuovo destino. L'empatia e l'arte di Donatella di Pietrantonio si prestano alla narrazione di queste distruzioni e di queste ricostruzioni e riescono anche ad accattivare il lettore con una certa suspense. 

Questo martedì 21 gennaio 2025 alle 19,30, la scrittrice presenterà l'opera alla libreria italiana La Tour de Babel 

mercoledì 8 gennaio 2025

9 gennaio

Il 9 gennaio del 1950 il sindacato CGIL aveva indetto uno sciopero provinciale per protestare contro il licenziamento di gran parte degli operai delle Fonderie Riunite di Adolfo Orsi. Questo licenziamento di massa doveva permettere l'assunzione di personale che non fosse legato né a sindacati né a partiti politici.

Il giorno prima dello sciopero, arrivarono a Modena circa 1500 poliziotti da altre province emiliano-romagnole e la vox populi narra che molti di loro si andarono ad ubriacare in un locale in via Taglio prima di recarsi al presidio alle Fonderie Riunite. Il fatto è che poliziotti e carabinieri presidiarono massicciamente le Fonderie, appostandosi anche sui tetti della fabbrica armati di mitragliatrici e intervenendo con un mezzo blindato e artiglieria pesante. Il bilancio della giornata fu di 6 morti e 200 feriti, alcuni gravi. Le persone uccise morirono in diversi modi: alcuni colpiti al petto, altri alla nuca, uno linciato in un fosso coi calci dei fucili.

Uno dei 6 morti era Arturo Malagoli, di vent'anni, il fratello di mia nonna, che era incinta all'epoca dei fatti e che decise di chiamare l'unico figlio (mio padre) Arturo, in onore del fratello. L'episodio ha segnato profondamente la mia famiglia e quelle delle altre vittime. 
L'anno scorso ho raccontato questa storia a Valentin Prévôt, un disegnatore parigino che l'ha trasformata in fumetto insieme ad altre due.
La vicenda costituisce una ferita mai sanata nella memoria dei modenesi e tuttora il cippo che ricorda le vittime si trova nel luogo in cui sorgevano le Fonderie Riunite, in un punto lontano dal centro, poco frequentato e poco visibile. Evidentemente, si tratta tuttora di un episodio considerato imbarazzante dall'amministrazione. Il 9 gennaio 2019, il collettivo FX ha fatto trovare nei pressi del cippo, dove ogni anno si raccolgono alcuni parenti delle vittime e un rappresentante delle autorità, un murale temporaneo (su carta). Gli agenti della Digos hanno divelto il murale che vedete nella foto della Gazzetta di Modena prima dell'inizio della commemorazione dell'eccidio. Come potete leggere qui la questura ha dichiarato a Repubblica (edizione bolognese) che l'intervento è stato dovuto al fatto che l'opera è stata giudicata inopportuna dagli agenti.
I parenti delle vittime hanno lanciato una petizione per permettere al collettivo di realizzare la stessa opera sul muro dell'acquedotto adiacente, e hanno rilanciato chiedendo all'amministrazione di mettere una targa a memoria dei caduti in piazza grande. Se volete firmarla, la trovate qui. Oggi, 9 gennaio 2025, la targa in Piazza Grande ancora non esiste. 

martedì 10 dicembre 2024

La storia del posto in cui vivo: il 14o arrondissement


Vivo nel quattordicesimo arrondissement di Parigi, al quale sono particolarmente legata per una serie di motivi. Conosciuto per i suoi quartieri vivaci e diversificati come Montparnasse, Alésia e Plaisance, questo arrondissement è oggi un vero crocevia di arte, urbanistica moderna e tradizioni parigine. Ma per comprenderne l’anima bisogna guardare alla sua storia, fatta di trasformazioni sociali, culturali e urbane.

Prima di essere integrato a Parigi nel 1860, durante l'ampliamento della capitale deciso da Napoleone III, il territorio del XIV arrondissement era costituito prevalentemente da piccoli villaggi agricoli. Oggi se ne trovano facilmente tracce, perché passeggiando in questa zona, spesso si vedono strade di ciottoli fiancheggiate da piante (e talvolta anche da qualche animale da fattoria) che fanno capolino dall'interno di insospettabili edifici dall'aspetto perfettamente urbano. Frazioni come Petit-Montrouge, Plaisance e Montsouris, tutte circondate da terreni agricoli, hanno svolto un ruolo importante nella costruzione di Parigi, in particolare grazie allo sfruttamento delle cave di calcare che sono state utilizzate per costruire numerosi monumenti parigini. Successivamente queste cave hanno ospitato le catacombe, che oggi costituiscono un'importante attrazione turistica. Con l'annessione di questi comuni nel 1860 si formò l'attuale 14° arrondissement, caratterizzato da una rapida urbanizzazione e da una riorganizzazione del territorio. Da allora in poi quella che un tempo era una zona rurale e periferica divenne parte integrante della città, dotandosi progressivamente delle sue moderne infrastrutture.

Anche la costruzione della stazione Montparnasse negli anni Quaranta dell'Ottocento e della tour Montparnasse negli anni Sessanta e Settanta del novecento hanno contribuito al cambiamento del carattere dell'arrondissement. Sebbene la torre abbia suscitato controversie estetiche, rimane un simbolo dell'architettura moderna a Parigi. Il quartiere di Montparnasse ha svolto un ruolo centrale per gli artisti all'inizio del XX secolo, poiché ha attirato numerose figure artistiche e intellettuali da tutto il mondo. Negli anni '20 e '30, artisti come Pablo Picasso, Amedeo Modigliani e Jean Cocteau vivevano lì e frequentavano caffè come La Rotonde, Le Dôme e La Coupole. Questi divennero luoghi d'incontro leggendari, dove pittori, poeti e scrittori si riunivano per discutere, creare e ispirarsi a vicenda. Il quartiere Montparnasse fu soprannominato all'epoca la “Nuova Atene”, ha visto la nascita del movimento surrealista e ha ospitato il debutto di molte stelle dell'arte e della letteratura del XX secolo. Ancora oggi si avverte l'eco di questo periodo prospero in rue de la Gaité con i suoi teatri sempre pieni. Più a sud, sempre nel 14°, vicino al Parc Montsouris, si trova anche un quartiere degli artisti, riconoscibile per le grandi vetrate che caratterizzano gli appartamenti-atelier. Nella stessa zona si trova anche il laboratorio-museo Chana Orloff visitabile su prenotazione.

Oggi, il 14° arrondissement continua ad evolversi. I suoi quartieri, ciascuno con la propria identità, uniscono modernità e tradizione. Il parco Montsouris offre un'oasi di pace agli abitanti, mentre le vivaci strade del quartiere Alésia attirano gli amanti dello shopping. Gli spazi verdi, le scuole e i centri culturali ne fanno un luogo popolare in cui vivere per famiglie e studenti. La rete degli hypervoisins, una rete Facebook e Whatsapp che riunisce gli abitanti del 14° arrondissement, testimonia il clima di solidarietà che si respira nel quartiere. Il 14° arrondissement resta anche un luogo di memoria, dove la storia si mescola alla vita quotidiana. Gli antichi atelier degli artisti di Montparnasse convivono con edifici moderni, mentre i caffè storici continuano ad accogliere scrittori e sognatori.

Che si tratti di passeggiare per le strade di Plaisance, visitare le Catacombe o godersi la vista panoramica dalla torre di Montparnasse, questo quartiere offre un ricco panorama della storia e della diversità parigina.

giovedì 5 dicembre 2024

Notre Dame torna a casa


 Il 15 aprile 2019 si è verificato uno degli eventi più tragici della storia recente di Parigi: un incendio ha devastato la cattedrale di Notre-Dame, uno dei monumenti più emblematici della capitale e capolavoro dell'architettura gotica. L'incendio è scoppiato intorno alle 18:30 sotto la struttura del tetto in legno, detta anche "il bosco" per il gran numero di travi di quercia che la componevano, alcune risalenti al XIII secolo. Nel giro di poche ore le fiamme si sono propagate rapidamente, distruggendo gran parte del tetto e mettendo a rischio l'intera struttura.

L'immagine della guglia di Notre-Dame, progettata dall'architetto Eugène Viollet-le-Duc nel XIX secolo, che crolla sotto le fiamme, ha impressionato il mondo. I vigili del fuoco hanno lottato per quasi 15 ore per tenere sotto controllo l'incendio, evitando la completa distruzione dell'edificio. L'origine esatta dell'incendio resta incerta, ma gli investigatori propendono per l'ipotesi accidentale, legata ai lavori di ristrutturazione in corso in quel momento. La struttura in legno, molto vecchia, era particolarmente vulnerabile agli incendi. Durante le indagini non è stata scoperta alcuna traccia di attività criminale.

Una delle perdite simbolicamente più significative è stata appunto quella della guglia, ma quasi tutto il tetto, compresa la struttura medievale in legno, fu distrutto. Sebbene l'incendio abbia interessato principalmente l'esterno, sono state colpite anche parti dell'interno, comprese alcune volte che sono crollate sotto il peso del tetto in fiamme. La maggior parte dei tesori di Notre-Dame, come la Corona di Spine (preziosa reliquia), la tunica di San Luigi e altri oggetti religiosi, sono stati salvati grazie al rapido intervento dei vigili del fuoco e delle autorità.

Subito dopo l’incendio, i donatori si sono mobilitati in Francia e all’estero per avviare immediatamente la ricostruzione. La struttura è stata stabilizzata e l'edificio protetto dalle intemperie. Dopo un dibattito pubblico, si è deciso di ricostruire la cattedrale identica a com'era. Il presidente Macron ha confermato che la guglia sarebbe stata ricostruita secondo i piani originali di Viollet-le-Duc entro 5 anni.

È infatti da pochi giorni che la statua di Notre Dame è tornata in chiesa, e domani, 7 dicembre, avrà luogo l'inaugurazione ufficiale, accompagnata da cerimonie religiose. L'8 dicembre, giorno dell'Immacolata, avrà luogo la prima messa e la consacrazione dell'altare.

giovedì 28 novembre 2024

Luoghi


Le città in cui ho vissuto mi hanno offerto la possibilità di riflettere sullo spazio urbano, in particolar modo quando è stato narrato da scrittori che amo. I romanzi di Daniel Pennac, cui ho dedicato la mia tesi di laurea, hanno costituito il primo stimolo a guardare Parigi con altri occhi. Da questa ricerca è nata una guida letteraria scritta in collaborazione con Anusca Ferrari. La scoperta di una possibile intersezione tra il mondo urbano e quello letterario mi è stata utile per leggere i romanzi come città testuali, e i luoghi reali come punti di partenza per una serie di variazioni letterarie. È stato interessante percorrere all’inverso il cammino del romanziere. Io e Anusca siamo partite dalla narrazione del luogo per arrivare ai luoghi delle narrazioni, in cui si iscrive la traccia di inimmaginabili vicende urbane. Queste sono spesso talmente inverosimili, che quando non sono taciute dai romanzi, vengono considerate frutto della fantasia dell’autore.
In particolare, Belleville. L'altra Parigi di Daniel Pennac propone la ricerca di alcuni personaggi in una Parigi alternativa agli itinerari conosciuti. Dopo una prima larga panoramica, l’inquadratura si stringe sul quartiere di Belleville, quartiere parigino dalle vicende tormentate, luogo in cui abita la tribù Malaussène, e microcosmo cristallizzato in forti percezioni sensoriali, spesso contrapposto al resto di Parigi, falsa e violenta. Il lettore è accompagnato alla scoperta di una città reale, e si accorgerà presto che in molti casi, per vedere le vestigia del carattere peculiare e rivoluzionario che ha sempre caratterizzato il quartiere di Belleville, o per cogliere il mistero e l’ironia che uniscono i suoi esotici abitanti, basta osservare con più attenzione. La città per Pennac è pretesto alla scrittura e alla creazione, topos di invenzioni, fonte del romanzesco. In questa spirale creativa, l’autore rinnova e personalizza il concetto di mito, e rinfresca i clichés letterari di una Parigi ricca d’immagini.

Il passaggio dalla rappresentazione letteraria di una (ex) periferia allo studio di una letteratura considerata “periferica” è naturale senza essere scontato. 
Il soggiorno di ricerca in Martinica, così importante per me dal punto di vista
umano, mi ha portato ad approfondire lo studio del rapporto tra urbanistica e letteratura. Fort-de-France è stata una continua scoperta per una lettrice maniacale come me. In qualsiasi posto andassi, mi sembrava di entrare in un romanzo, anche perchè, in pieno dottorato, ero immersa in quella cultura e in quell'ambiente, pur non essendovi mai entrata in contatto diretto. I giardini pubblici, chiamati Savane, erano per me il luogo della morte di Solibo Magnifique, uno dei personaggi di Chamoiseau. La biblioteca Schœlcher risvegliava ricordi di descrizioni austere, in particolare del timore reverenziale suscitato nei personaggi di Confiant. Quanto al vecchio municipio,è stato lì che ho incontrato Aimé Césaire, che fino a quel momento per me era una figura astratta, il poeta per antonomasia!
Anche le periferie di Fort-de-France che, come ovunque, hanno un aspetto vagamente inumano e impersonale, hanno costituito una tappa importante delle mie peregrinazioni. Il Morne Pichevin, il cui aspetto odierno ha ben poco in comune col quartiere malfamato e misterioso che evocano i romanzi di Confiant, conserva ancora qualche vestigia degli anni (’50 e ’60) che lo hanno reso famoso. Dato che me lo avevano sconsigliato, sono andata anche a Texaco, la famosa bidonville che ha ispirato un romanzo di Chamoiseau. Non mi sono mai sentita in pericolo: la ristrutturazione lo sta trasformando quasi in un quartiere residenziale, che come molte altre periferie, diventa losco dopo il calar del sole. Il confronto tra questi luoghi e le narrazioni che avevano ispirato, la constatazione di una sensibilità urbana e architettonica diversa da quella che mi era familiare, mi hanno portato a progettare un’altra guida letteraria: Fort-de-France o la città invisibile, nella quale sostengo che alcune delle caratteristiche proprie a Fort-de-France siano un lascito delle logiche della piantagione. In particolare, l’incertezza toponomastica della capitale Martinicana sembra corrispondere alla pratica del “nome segreto”.

Anche Modena, la città dove ho vissuto più a lungo, mi ha ispirato un progetto sullo spazio urbano e sulla sua ricaduta sulle nostre vite. In particolare, grazie al sostegno della Casa delle culture e al finanziamento della Cassa di risparmio, ho condotto un'indagine sul rapporto tra i cittadini extracomunitari e la mia città... Ho intervistato persone di età diverse e con storie diverse, accomunate soltanto dalla residenza a Modena e dall'esperienza di vita in almeno due paesi. Modena extra… ordinaria, è il risultato delle mie ricerche. Il libro è arricchito dalle fotografie del mio amico e fotografo Enrico Bertani.

domenica 24 novembre 2024

Violenza e memoria

Oggi è la giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. Questa giornata è stata istituita dall'assemblea generale dell'ONU nel 1999. Come in molti casi simili, è lecito chiedersi se giornate di questo tipo abbiano un qualsiasi tipo di rilevanza e di efficacia sul piano pratico. In altre parole: la violenza nei confronti delle donne diminuirà dopo aver "celebrato" questa giornata? La risposta, probabilmente, è no.

Tuttavia questo non significa che l'istituzione di questa giornata sia un'iniziativa inutile, tanto più che inaugura i "16 giorni di attivismo contro la violenza di genere" che si concludono ogni anno nella giornata dei diritti umani (il 10 dicembre).
Non si pretende di agire in modo diretto sui criminali che uccidono, torturano e opprimono le donne in tutto il mondo istituendo una giornata di questo tipo, ma piuttosto, si spera di contribuire, una goccia alla volta, a modificare una cultura ancora troppo diffusa basta sulla sopraffazione, sul sopruso e sull'ingiustizia.

Rispetto a 25 anni fa, ad esempio, in Italia e in altri paesi gli uomini hanno cominciato progressivamente a partecipare a dimostrazioni per sensibilizzare nei confronti della violenza contro le donne. Questa partecipazione, che sarebbe stata impensabile prima dell' istituzione della giornata, mostra come anche gli uomini si sentano - a giusto titolo - coinvolti da questo fenomeno.

E questa giornata è ancora necessaria, se tre anni fa il parlamento russo ha approvato la legge secondo la quale non viene presa in considerazione la denuncia di una donna contro il marito per violenza coniugale qualora la vittima non possa mostrare prove tangibili e visibili di tale violenza. Anche senza varcare i confini nazionali, ricordiamo che in Italia solo dagli anni '90 (del '900, ahimè) lo stupro non costituisce più un crimine contro la morale, ma contro la persona, con tutto ciò che questo comporta in termini giuridici. In termini più ampi, le donne in Italia hanno il diritto di voto da meno di 80 anni. I miglioramenti nella condizione femminile quindi ci sono stati, sono importanti e innegabili, ma la strada da fare è ancora molto lunga.

Pertanto ricordo qui il numero verde 1522, un numero gratuito da rete fissa e mobile, attivo 24 ore su 24 da tutto il territorio nazionale che, in collaborazione con le forze dell'ordine, accoglie richieste di aiuto a sostegno delle vittime di violenza e stalking, anche in forma anonima. Sperando che presto non ce ne sia più bisogno.


Una domenica alla Sainte chapelle

Il Palazzo di Giustizia di Parigi ospita un vero gioiello dell'arte gotica, un tesoro storico e una testimonianza del ricco patrimonio religioso della Francia: la Sainte Chapelle. È un esempio di gotico fiammeggiante, uno stile che enfatizzava la luce e gli spazi aperti. Fu costruito nel XIII secolo, durante il regno di Luigi IX, futuro San Luigi, per ospitare le reliquie della Passione di Cristo, la più famosa delle quali è la corona di spine. Non sono rimaste molte di queste reliquie in questa cappella destinata ad accoglierle, ma la cappella superiore, illuminata dalla luce che si diffonde attraverso le sue immense vetrate e che cambia a seconda dell'ora e della stagione, permette ai visitatori di immergersi in una bellezza che senza dubbio era stata progettata per rappresentare la grazia.

Questa cappella, originariamente riservata alla famiglia reale e destinata all'esposizione delle reliquie, è composta da 15 coperture in vetro alte oltre 15 metri, che ricoprono quasi tutta la superficie delle pareti e illustrano più di 1.113 scene bibliche, dalla Genesi alla Passione di Cristo. Anche la cappella superiore è decorata da una volta a stella e da colonne dorate, che ne accentuano l'aspetto maestoso. Vi consiglio di visitarla durante i concerti di musica classica che vi vengono organizzati in onore della sua eccezionale acustica. 

Gli orari di visita variano a seconda della stagione. Dal 1 aprile al 30 settembre, La Sainte Chapelle è aperta dalle 9:00 alle 19:00, il resto dell'anno dalle 9:00 alle 17:00 ed è chiusa solo il 1 gennaio, il 1 maggio e il 31 dicembre. In ogni caso vi consiglio di effettuare la prenotazione sul sito ufficiale. Ricordo anche che la Sainte Chapelle è visitabile gratuitamente la prima domenica dei mesi di gennaio, febbraio, marzo, novembre e dicembre. Buona visita!


venerdì 15 novembre 2024

Grazie! ❤️

I narratori e il grafico che hanno realizzato il progetto 

Vorrei ringraziare tutti coloro che ieri sera hanno partecipato al vernissage della mostra del progetto STRIP. Tanti sono venuti di persona, e tanti c'erano con il cuore ❤️.

Grazie anche a tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione materiale del progetto attraverso il loro sostegno finanziario o mettendo a disposizione un talento o una competenza.

Arrivederci alla prossima avventura!

lunedì 11 novembre 2024

Vernissage!

Parigi mi ha dato l'occasione di partecipare al progetto STRIP, al quale ho offerto il mio modesto contributo raccontando una storia che mi sta a cuore, quella del mio prozio Arturo. Questa storia è stata trasformata in un fumetto insieme ad altre due, il che mi ha permesso di conoscere le fasi principali che portano alla pubblicazione di un fumetto: moodboard, storyboard, tavole, dialoghi... Inoltre, trovo affascinante l'idea di base: quella di implicare persone comuni in un progetto artistico. 

Concretamente, sono stata filmata dal collettivo Le Réseau mentre raccontavo la storia dell'assassinio del mio prozio Arturo, poi ho sviluppato lo storyboard con l'artista, Valentin Prévot e gli ho dato indicazioni per creare il moodboard. Quando finalmente ho visto le tavole mi sono resa conto che non corrispondevano del tutto allo storyboard che avevamo sviluppato. Anche vedere me stessa come un personaggio dei fumetti è stato strano... i miei figli mi hanno detto che sono più bella dal vero! :-) Ma queste piccole delusioni sono state formative, e non solo perché la realizzazione pratica pone vincoli che, non conoscendo il linguaggio dei fumetti, non avevo immaginato. Più in generale, è stato importante per me lasciare andare, lasciare che il fumetto facesse la sua strada, e capire che quando vogliamo far conoscere una storia dobbiamo accettare che diventi altro da noi.

Dopo un anno dall'inizio del progetto, le copie stanno finalmente per essere stampate! 

Oggi comincia l'allestimento della mostra relativa al progetto, e questo giovedì 14 ci sarà un vernissage multimediale, con esposizione delle tavole originali, distribuzione delle contropartite del crowdfunding ai partecipanti, proiezione del film con una selezione delle storie che hanno partecipato al progetto, e una sessione di autografi con tutti gli autori. Trovate tutte le informazioni nella locandina qui sotto.

Ci vediamo là!

Locandina di Valentin Prévot




sabato 9 novembre 2024

Le mie ricerche di tesi (cosa ci faccio qui?)

Questo blog esiste già da una settimana, ed è giunto il momento di spiegare cosa sto facendo esattamente a Parigi. Sto qui principalmente per riprendere gli studi. Sono già titolare di un dottorato in letterature francofone all'Università di Bologna, e ho deciso di preparare una seconda tesi di dottorato in letteratura italiana alla Sorbonne Nouvelle.
La mia attuale ricerca si concentra su quella che ho definito la costruzione genealogica dell'identità. Negli ultimi quindici anni, in Italia, sono state pubblicate numerose opere che rivelano un interesse per gli antecedenti genealogici dei personaggi: genitori, nonni e così via, fino agli antenati più lontani. La mia tesi è che i personaggi dei discendenti guardino indietro per andare avanti, e questo in modo più sistematico e profondo rispetto a quanto accadesse nella letteratura precedente. Tutti i romanzi del mio corpus presentano una dinamica narrativa simile, vicina a quella dei romanzi di formazione, sebbene i personaggi più presenti nella narrazione spesso non siano quelli che si sviluppano e cambiano.
L'attenzione per componenti identitarie che risalgono a un tempo in cui l'individuo ancora non esisteva mi pare in linea con il nostro momento storico, e infatti le dinamiche che sto studiando nell'ambito della letteratura italiana sono ben rappresentate anche nella letteratura contemporanea di altri paesi. Addirittura, anche nella mia vita quotidiana non smetto di incontrare persone che svolgono ricerche genealogiche o sono sulle tracce di segreti di famiglia. Io stessa, recentemente, ho fatto ricerche su uno zio dimenticato dalla storia. È interessante chiedersi è dove porti questa ricerca genealogica. I nostri percorsi individuali sarebbero diversi se non guardassimo indietro? Perché può essere liberatorio sapere cosa è successo prima di noi? Perché c'è un impulso a raccontare questo tipo di storie (quando sono ispirate dalle vicissitudini familiari dell'autore) o ad inventarle? Sto cercando una risposta a queste domande con il mio lavoro di tesi.Se vi piacciono i podcast e capite il francese, potete ascoltare l'intervista riguardante la mia esperienza di tesi alla Sorbonne Nouvelle cliccando qui. Si tratta di un'intervista nell'ambito della trasmissione Thésez-vous, di Radio Campus Paris.

martedì 5 novembre 2024

il progetto STRIP

 

Due vignette di Valentin Prévot

Alla fine di ottobre 2023 vivo a Parigi da un anno. Mio marito Lorenzo mi mostra la foto di un annuncio che ha visto per strada: un fumettista cerca volontari che gli raccontino una storia per realizzare un fumetto. Nonostante il mio istintivo interesse, esito diverse settimane prima di rispondere.
L'annuncio riporta l'indirizzo di un sito professionale, quello di Valentin Prévot. Do un'occhiata, e i disegni che vedo mi piacciono. Non tutti allo stesso modo, ovviamente, ma alcuni mi attirano particolarmente. Mi ricordano le immagini di Mattotti, con i loro colori forti. Voglio anche vedere che tipo di storie interessano a questo fumettista: ce n’è una che mi passa per la testa e non è adatta a tutti. Tra le scene ne vedo alcune ambientate nell'ex U.R.S.S. Dev'essere una biografia, sicuramente una storia che ha a che fare con la storia del partito comunista. Questo mi conferma che devo seguire il mio intuito: racconterò la storia di Arturo.

Arturo Malagoli era il fratello di mia nonna. Nel 1950 aveva 20 anni. Ha partecipato a uno sciopero durante il quale la polizia ha sparato sulla folla inerme ed è morto. Mia nonna era sposata da qualche mese e incinta al momento della strage. Decise di chiamare suo figlio, che resterà unico e diventerà mio padre, Arturo.

Qualche mese dopo, la mia storia viene scelta con altre due per diventare un fumetto: le altre due storie sono state raccontate da Kevin e da Didier.

La storia di Didier inizia nel 2009, con un messaggio su Messenger di una certa Julie, che gli chiedeva se conosceva Maryvonne. Maryvonne era effettivamente rimasta incinta di Didier negli anni '80 ed era scomparsa senza lasciare traccia. 

Julie, che nel 2009 ha 28 anni, è la figlia di Didier. Il fumetto racconta la storia dell'amore a prima vista tra padre e figlia, e tutti gli adattamenti e i progressi che hanno fatto insieme e nelle rispettive famiglie, senza nascondere un momento di crisi, in cui si sono nuovamente allontanati.

La storia di Kevin riguarda il suo amico Marcus, trovato senza vita in un appartamento parigino. Kevin ricostruisce le ultime ore di vita di questo amico che, dopo una serata movimentata, ha chiamato degli spacciatori per rifornirsi di droga, ma qualcosa è andato storto... Indagare su questa storia è anche un modo per Kevin di fare il punto sulla propria vita.

È facile intuire che le tre storie non hanno in linea di principio nulla in comune, se non il legame profondo di ciascuna con i propri narratori e il legame che si è creato con Valentin, disegnatore e realizzatore principale del progetto. Noi narratori, oltre a raccontargli le nostre storie, abbiamo partecipato alle prime fasi di realizzazione del fumetto, che rimane opera di Valentin. 

Oggi, a quasi un anno dal suo avvio e dopo un crowdfunding per stampare le prime cento copie, il progetto sarà coronato dalla mostra STRIP, che si svolgerà dal 12 al 23 novembre 2024 all'espace BOUCHOR (5 rue Maurice Bouchor, Paris 14, métro porte de Vanves). La mostra presenterà il progetto nel suo insieme, le tavole originali, le copie stampate del fumetto e una proiezione del film realizzato in partenariato con il collettivo Le réseau. 

Il vernissage sarà

GIOVEDI 14 NOVEMBRE 

ore 18:00 

all'ESPACE BOUCHOR, 

5 rue Maurice Bouchor - 75014 PARIGI

Accorrete numerosi!

Una delle vignette di Valentin Prévot