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sabato 8 febbraio 2025

Anno lunare


Un'immagine dalla tradizionale
parata del 13° del 2023
Parigi non è soltanto baguette, maglia marinière e torre Eiffel, anzi: è soprattutto una metropoli diversificata che ha saputo fare delle diversità la propria forza. E così, quando si verifica un evento importante per una o più delle comunità che popolano Parigi, la risposta culturale è massiccia e variegata.

Il 29 gennaio è iniziato il nuovo anno lunare, festeggiato intensamente da diverse comunità asiatiche. Anche qui a Parigi i festeggiamenti si prolungano e continuano fino a questo weekend. Personalmente, quest'anno ho scelto di festeggiare al municipio del 13° arrondissement (il cosiddetto "quartiere cinese"), che sabato scorso ha ospitato una kermesse dedicata a moda, danze, arti marziali e cibo tipicamente Han. È stato uno spettacolo più nazional-popolare che glamour, che mi ha permesso di cogliere aspetti della cultura cinese in modalità più difficilmente accessibili dall' Italia.

Sebbene diversi paesi asiatici festeggino il capodanno lunare, la Cina è il più rappresentato qui in Francia dove talvolta per designare questo periodo si usa anche l'espressione "capodanno cinese", tanto più imprecisa quanto nella stessa Cina questa festività è chiamata 春节, tradotto anche come festa di primavera.

Il capodanno lunare viene variamente festeggiato a Parigi con una serie di eventi tra cui una parata sugli Champs Elysées e un mercatino con spettacoli nel quartiere di Belleville, dove convivono diverse comunità asiatiche. Domani è prevista la tradizionale parata per le strade principali del 13° e che ho già avuto modo di apprezzare per la sua multiculturalità. Infatti, vengono rappresentate diverse tradizioni ma, dato che il 13° arrondissement è anche il quartiere di molti antillani, alla parata partecipano anche gruppi di tradizioni caraibiche che si richiamano al carnevale in un delirio festivo.

Se invece vogliamo limitarci alla sola Cina, vi auguro 新 年快乐!Buon anno del serpente di legno!

mercoledì 15 gennaio 2025

Le mappe della metro

Cosa sarebbe Parigi senza il métro? Odiata dai parigini, la metropolitana è ormai uno dei simboli della capitale francese, che ha ispirato e continua a ispirare gli artisti. È facile reperire gli ingressi della metropolitana in stile liberty o trovare l'anno di inaugurazione di questa rete che oggi conta circa 300 stazioni. Proprio per questo oggi parlerò di alcuni progetti meno conosciuti che sono stati ispirati unicamente dalla mappa della metropolitana che è già, in sé, un oggetto di design.

La mappa della metro culturale di Lucas Destrem

Innanzitutto un geografo, Lucas Destrem, ha creato una mappa della metro culturale, in cui il nome di ogni stazione inclusa nel piano in vigore a dicembre 2020 è stato modificato o sostituito dal nome di un luogo d'arte o di cultura situato nei paraggi. Il progetto iniziale era quello di aiutare i gestori culturali ad uscire dalla crisi dovuta al covid, ma la mappa è tuttora affascinante e permette di avere la misura della ricchezza dell'offerta culturale parigina. Da un punto di vista più strettamente geografico, questa mappa ci permette di riflettere sulla toponomastica urbana e sulla diversità e la fragilità dell'offerta culturale della capitale. È possibile scaricare gratis la mappa culturale qui (in fondo alla pagina).

La metro è diventata anche un memory online: basta cliccare qui per inserire a memoria tutte le stazioni metro di cui si ricorda il nome: appariranno magicamente sulla mappa muta insieme alla percentuale di stazioni aggiunte rispetto al totale. Bisogna farlo per capire quanto sia gratificante.

Se non sei a Parigi e ti manca la routine, ora saprai come goderti la metropolitana senza il logorio che le è immancabilmente associato! Buon viaggio immaginario!

giovedì 28 novembre 2024

Luoghi


Le città in cui ho vissuto mi hanno offerto la possibilità di riflettere sullo spazio urbano, in particolar modo quando è stato narrato da scrittori che amo. I romanzi di Daniel Pennac, cui ho dedicato la mia tesi di laurea, hanno costituito il primo stimolo a guardare Parigi con altri occhi. Da questa ricerca è nata una guida letteraria scritta in collaborazione con Anusca Ferrari. La scoperta di una possibile intersezione tra il mondo urbano e quello letterario mi è stata utile per leggere i romanzi come città testuali, e i luoghi reali come punti di partenza per una serie di variazioni letterarie. È stato interessante percorrere all’inverso il cammino del romanziere. Io e Anusca siamo partite dalla narrazione del luogo per arrivare ai luoghi delle narrazioni, in cui si iscrive la traccia di inimmaginabili vicende urbane. Queste sono spesso talmente inverosimili, che quando non sono taciute dai romanzi, vengono considerate frutto della fantasia dell’autore.
In particolare, Belleville. L'altra Parigi di Daniel Pennac propone la ricerca di alcuni personaggi in una Parigi alternativa agli itinerari conosciuti. Dopo una prima larga panoramica, l’inquadratura si stringe sul quartiere di Belleville, quartiere parigino dalle vicende tormentate, luogo in cui abita la tribù Malaussène, e microcosmo cristallizzato in forti percezioni sensoriali, spesso contrapposto al resto di Parigi, falsa e violenta. Il lettore è accompagnato alla scoperta di una città reale, e si accorgerà presto che in molti casi, per vedere le vestigia del carattere peculiare e rivoluzionario che ha sempre caratterizzato il quartiere di Belleville, o per cogliere il mistero e l’ironia che uniscono i suoi esotici abitanti, basta osservare con più attenzione. La città per Pennac è pretesto alla scrittura e alla creazione, topos di invenzioni, fonte del romanzesco. In questa spirale creativa, l’autore rinnova e personalizza il concetto di mito, e rinfresca i clichés letterari di una Parigi ricca d’immagini.

Il passaggio dalla rappresentazione letteraria di una (ex) periferia allo studio di una letteratura considerata “periferica” è naturale senza essere scontato. 
Il soggiorno di ricerca in Martinica, così importante per me dal punto di vista
umano, mi ha portato ad approfondire lo studio del rapporto tra urbanistica e letteratura. Fort-de-France è stata una continua scoperta per una lettrice maniacale come me. In qualsiasi posto andassi, mi sembrava di entrare in un romanzo, anche perchè, in pieno dottorato, ero immersa in quella cultura e in quell'ambiente, pur non essendovi mai entrata in contatto diretto. I giardini pubblici, chiamati Savane, erano per me il luogo della morte di Solibo Magnifique, uno dei personaggi di Chamoiseau. La biblioteca Schœlcher risvegliava ricordi di descrizioni austere, in particolare del timore reverenziale suscitato nei personaggi di Confiant. Quanto al vecchio municipio,è stato lì che ho incontrato Aimé Césaire, che fino a quel momento per me era una figura astratta, il poeta per antonomasia!
Anche le periferie di Fort-de-France che, come ovunque, hanno un aspetto vagamente inumano e impersonale, hanno costituito una tappa importante delle mie peregrinazioni. Il Morne Pichevin, il cui aspetto odierno ha ben poco in comune col quartiere malfamato e misterioso che evocano i romanzi di Confiant, conserva ancora qualche vestigia degli anni (’50 e ’60) che lo hanno reso famoso. Dato che me lo avevano sconsigliato, sono andata anche a Texaco, la famosa bidonville che ha ispirato un romanzo di Chamoiseau. Non mi sono mai sentita in pericolo: la ristrutturazione lo sta trasformando quasi in un quartiere residenziale, che come molte altre periferie, diventa losco dopo il calar del sole. Il confronto tra questi luoghi e le narrazioni che avevano ispirato, la constatazione di una sensibilità urbana e architettonica diversa da quella che mi era familiare, mi hanno portato a progettare un’altra guida letteraria: Fort-de-France o la città invisibile, nella quale sostengo che alcune delle caratteristiche proprie a Fort-de-France siano un lascito delle logiche della piantagione. In particolare, l’incertezza toponomastica della capitale Martinicana sembra corrispondere alla pratica del “nome segreto”.

Anche Modena, la città dove ho vissuto più a lungo, mi ha ispirato un progetto sullo spazio urbano e sulla sua ricaduta sulle nostre vite. In particolare, grazie al sostegno della Casa delle culture e al finanziamento della Cassa di risparmio, ho condotto un'indagine sul rapporto tra i cittadini extracomunitari e la mia città... Ho intervistato persone di età diverse e con storie diverse, accomunate soltanto dalla residenza a Modena e dall'esperienza di vita in almeno due paesi. Modena extra… ordinaria, è il risultato delle mie ricerche. Il libro è arricchito dalle fotografie del mio amico e fotografo Enrico Bertani.

sabato 16 novembre 2024

Mondi immaginari

Resta ancora un mesetto per poter visitare gratuitamente la mostra Les mondes imaginaires all'espace Monte Cristo, uno spazio dedicato alla promozione della scultura contemporanea che si trova nel 20° arrondissement.  La mostra ha fatto furore dal momento della sua inaugurazione in aprile, non solo perché non è necessario prenotare l'orario di visita (circostanza piuttosto rara dai tempi della pandemia), ma soprattutto perché gli artisti esposti hanno saputo proporre opere in dialogo con ogni tipo di pubblico. 
Una in particolare mi ha fatto pensare al progetto STRIP di cui ho parlato più volte. Si tratta di In tissu, un'opera di Julia Maria López Mesa nella quale ci si può accomodare. Questa specie di capanna è stata costruita in modo partecipativo con pezzi di tessuto che erano significativi per i donatori, e sedendoci si dentro, si sentono le storie dei vestiti e degli accessori che costituiscono fisicamente l'opera.
Anche le altre sculture esposte mi hanno interpellato, sia per la loro riflessione sull'ecologia, sulla memoria, sulla partecipazione e sul nostro mondo in generale, sia per il loro valore estetico e per il carattere spesso interattivo. 
Viene proposto anche un percorso per bambini, la maggior parte delle sculture sono interattive e offrono piste di riflessione stimolanti grazie alle didascalie, complete senza essere verbose. Buona visita!

 In tissu, di Julia Maria López Mesa