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mercoledì 1 ottobre 2025

Verso nuove mirabolanti avventure!

Sono molto lieta di annunciare che da oggi sono ufficialmente ATER (docente a contratto) presso la Sorbonne Nouvelle. Si tratta della stessa università in cui sto preparando il mio dottorato, quindi nulla di nuovo e tutto è nuovo allo stesso tempo. Insegnerò lingua, letteratura, cultura e società italiana in un dipartimento dinamico e stimolante.

E' una bella opportunità per continuare le mie attività di insegnamento e ricerca presso un'università rinomata e di respiro internazionale, sviluppando allo stesso tempo i miei progetti accademici. Per questo motivo, ho cambiato i miei piani per il ritorno in Italia (avrei dovuto trasferirmi ad agosto) e ho riorganizzato con piacere la mia vita familiare.

Non vedo l'ora di incontrare gli studenti, condividere e imparare. Inizia una nuova avventura!

Photo: Amitabh Barua


martedì 1 luglio 2025

Articoli pubblicati nel contesto del mio dottorato

La mia attività accademica non si esaurisce interamente nella redazione della tesi di dottorato. Sto scrivendo anche diversi articoli dedicati principalmente ad autori italiani. Qui di seguito trovate i riferimenti bibliografici di alcuni di questi articoli, che potrete leggere interalmente cliccando sul titolo. Gli articoli sono per la maggior parte in francese, ma per comodità ogni riferimento elencato qui è seguito da un abstract in italiano, dalla traduzione del titolo (se necessaria) e delle parole chiave:
Scrittura autobiografica, romanzo, reportage.... Tre esempi di superamento dei generi nella letteratura italiana contemporanea
La posizione dell'autore, il rapporto dell'opera con la realtà e il valore epistemologico attribuito all'invenzione sono elementi cruciali per classificare un'opera all'interno di un genere specifico e per comprenderla meglio. Questo articolo dimostra che, nel panorama letterario italiano contemporaneo, l'evoluzione delle nozioni di narrazione e identità richiede una riflessione epistemologica sui limiti della scrittura autobiografica, poiché queste opere sembrano ibridarsi sistematicamente con altri generi. L'adozione di una prospettiva critica che abbracci la nozione di identità plastica sarebbe auspicabile per cogliere appieno il potenziale di questi testi.

Parole chiave: Edoardo Albinati, generi letterari, Gomorra, Helena Janeczek, Michela Marzano

Il contributo studia l’articolazione tra identità e impegno nel campo letterario italiano del primo quarto del XXIo secolo. Roberto Saviano e Michela Murgia, assurti ad archetipi dell’intellettuale impegnato, hanno dato una grande rilevanza al corpo nella costruzione della loro figura pubblica. Il corpo nel loro caso rappresenta la parte irriproducibile dell’identità. Altri scrittori, come Maria Grazia Calandrone, si sono concentrati su vicende familiari e private che connotano in senso univoco l’identità per renderle esemplari e performative attraverso la narrazione. Anche gli autori poco presenzialisti e dediti principalmente a trame finzionali, come Wu Ming 1, narrano personaggi il cui impegno si intreccia allo svelamento di un’identità unica e singolare. L’identità si dimostra quindi una componente imprescindibile dell’impegno, la cui complessità richiede nuove prospettive critiche. 

Parole chiave: Impegno, identità, letteratura italiana contemporanea, Maria Grazia Calandrone, Michela Murgia, Roberto Saviano, Wu Ming 1.

Michela Murgia o la malattia come affermazione individuale e opportunità sociale
La sociologia mostra un interesse crescente nelle narrazioni individuali, specialmente per quanto riguarda l'esperienza della malattia. Tali narrazioni possono essere lette come uno strumento di comprensione della realtà. Michela Murgia (1972-2023) ad esempio, ha dichiarato pubblicamente la sua diagnosi di malattia terminale. Le narrazioni che emergono dalle sue ultime pubblicazioni, interviste e dichiarazioni hanno avuto un impatto sulla percezione pubblica della malattia terminale. Infatti, Murgia non solo ha usato la sua malattia come un'opportunità per raggiungere un pubblico più ampio e riformulare le idee che aveva sempre sostenuto, ma il corpus di testi orali e scritti che ha prodotto durante gli ultimi tre mesi della sua vita fornisce la prova di una narrazione performativa. Questo caso offre quindi una nuova prospettiva sullo studio dell'impatto sociale delle narrazioni individuali di malattie terminali.

Parole chiave: Michela Murgia, malattia terminale, narrazione, linguistic turn, performatività

L’hybridité comme méthode : Ahnen d’Anne Weber et Stirpe e vergogna de Michela Marzano, Trans-, Revue de littérature générale et comparée, numéro 30, 2024.

L'ibridità come metodo: Ahnen di Anne Weber e Stirpe e vergogna di Michela Marzano

Ahnen (2015) di Anne Weber e Stirpe e vergogna (2021) di Michela Marzano sono stati letti da diversi critici attraverso il prisma dell’ibridità, perché entrambe le opere fanno uso di elementi fittizi e di documenti realmente esistenti, ed entrambe le opere si riferiscono a due diversi sistemi linguistico-culturali. Tuttavia, la potenziale deviazione dalla norma che l’ibridità rappresenta non è mai stata presa in considerazione specificatamente nell’analisi di queste due opere. Questo articolo mostra che, grazie al suo potenziale destabilizzante e all’insorgere dell’inatteso, l’ibridità permette alle due autrici di prendere posizione contro i sistemi di valori nazista e fascista sui quali si interrogano, senza tuttavia aderire a una linea politica già data. L’analogia tra il potenziale dell’ibridità e il concetto di terzo spazio (Bhabha) conferma l’efficacia critica dell’ibridità intesa in questa accezione.

Parole chiave: Vaterland, Ahnen, Stirpe e vergogna, ibridità, terzo spazio, transculturalità

« La mort entre relation et autodétermination : Accabadora de Michela Murgia », Revue Fémur, revue étudiante de critique littéraire de l’Université de Montréal, numéro 8, printemps 2024.

La morte tra relazione e autodeterminazione: Accabadora di Michela Murgia

Accabadora (2009) di Michela Murgia (1972-2023) è un'opera che narra, tra le altre cose, la riappropriazione simbolica e materiale del fine vita. In effetti, se da un lato questo romanzo narra la morte come un elemento organico alla società sarda tradizionale, dall'altro associa anche la morte alla vita, e in particolare alla vita sociale. Grazie all'empatia e alla relazione, e in particolare alla relazione di cura, il gesto di dare la morte è narrato, in quest'opera, come un gesto d'amore che permette l'autodeterminazione sia del morente che dell'accabadora che lo finisce. La prospettiva di quest'opera, la cui trama si svolge nel corso degli anni '50, è stata attualizzata dalle dichiarazioni pubbliche dell'autrice, in particolare nell'ambito dei diritti civili, e nel contesto della malattia che l'ha portata a una morte precoce. La coerenza tra le scelte di vita e l'opera di Murgia ha sottolineato l'importanza di una morte degna nel contesto di un percorso esistenziale di realizzazione e di autodeterminazione.

Parole chiave: Accabadora, Michela Murgia, fine vita, relazione, autodeterminazione 

« Le traumatisme indicible dans l'écriture autofictionnelle de Michela Marzano », Revue ILCEA, Université Grenoble-Alpes, numéro 54, mars 2024.

Il trauma indicibile in Volevo essere una farfalla di Michela Marzano

In Volevo essere una farfalla di Michela Marzano, la narratrice presenta esplicitamente il testo come un enigma da risolvere e pare costruire la narrazione sulla base di una serie di indizi misteriosi. Per quanto affermi di aver superato l’anoressia, non esplicita le cause di questo superamento, né motiva la scomparsa del sintomo. Se queste ellissi permettono di mettere in parallelo la struttura di Volevo essere una farfalla e la definizione che Caruth dà del trauma, i trauma studies autorizzano a leggere l’opera come l’espressione di un trauma la cui origine risale alle generazioni passate. È pertanto significativo che Marzano abbia pubblicato in seguito Stirpe e Vergogna, che racconta le scelte e le vicissitudini del nonno come una fonte di vergogna per la protagonista.

Parole chiave: trauma, autofiction, Michela Marzano, Volevo essere una farfalla, non-verbale.

Quando si presenta l'opportunità di scrivere un articolo vicino alle tematiche che mi interessano attualmente, ma relative a un corpus afferente alla mia prima tesi di dottorato, non mi tiro indietro. Ecco un pezzo che unisce in qualche modo le riflessioni che mi hanno impegnato nei miei due dottorati:

«Mort et maturation dans Le cri des oiseaux fous de Dany Laferrière», Revue Ponti/Ponts, Milano University Press, numéro 24, 2024.

Morte e maturazione in Le cri des oiseaux fous di Dany Laferrière 

Le Cri des oiseaux fous (2000) di Dany Laferrière (1953-) riscrive il mito di Antigone raccontando le ultime 24 ore che il protagonista trascorre ad Haiti tra l'annuncio della morte di un collega giornalista e l'inizio della propria vita all'estero. Per quanto la vicenda sia saldamente ancorata alla tradizione, alla cultura, alla religione e alla politica haitiane, il vagabondare del protagonista corrisponde a una riflessione sulla propria identità, soprattutto alla luce della vita e della morte del padre. In questo romanzo il lutto del narratore non mette direttamente in discussione la dittatura, ma innesca un'evoluzione verso una nuova maturità e una vita adulta in un paese straniero. Il romanzo può quindi essere letto attraverso il genere letterario del Bildungsroman, e non solo come mezzo per superare l'esperienza esistenziale della morte.

Parole chiave: Laferrière, morte, romanzo di formazione, lutto, dittatura, Haiti

martedì 3 dicembre 2024

Parigi e la libertà


Oggi parleremo di un romanzo ambientato in parte a Parigi: Atti osceni in luogo privato di Marco Missiroli. È un vecchio romanzo, ma d'altra parte questo blog esiste da appena un mese, perciò mi posso permettere di riscoprire qualche buona lettura.

Atti osceni in luogo privato è un romanzo di formazione, organizzato in sei parti che abbracciano le diverse età del protagonista e narratore, Libero Marsell. Come suggerisce il titolo, l'aspetto sessuale è molto importante nella formazione di Libero, che cresce e e matura insieme alle sue scoperte erotiche. Ma tra i personaggi attraverso i quali il sesso irrompe nella vita di Libero c'è anche una bibliotecaria, perciò anche i libri giocano un ruolo importante nella formazione del protagonista: "I libri spostavano la mia gravità, e attuavano una legge: avevano iniziato a mettermi al mondo" (2015, p.48) .

Così Parigi, dove il protagonista vive e si forma nella prima parte della sua vita e del romanzo, è una presenza molto letteraria, perché Libero lavora ai Deux Magots, incontra Jean-Paul Sartre, vede film, respira un'epoca che è anche un luogo. La vita, però, lo porterà alla grave decisione di andare a vivere a Milano: "I Deux Magots, Philippe, i turisti, il furore delle riunioni, il cinema Louxor, il Marais e la poltrona di papà, mamma ed Emmanuel, Marie e l'Hôtel de Lamoignon, la lingua francese, il Roland Garros, le cediglie. Mi mozzò il fiato. Mi sedetti e rimasi immobile, poi presi un foglio bianco e scrissi piccolo piccolo: Per insostenibilità. Era questo il motivo per cui avevo lasciato la Ville Lumière” (2015, p. 116). Queste epifanie sono frequenti nel romanzo ed esprimono bene il modo in cui Libero procede nella vita.

Anche a Milano Libero si confronta con i tormenti del desiderio e l'impatto di questo sulle sue relazioni sentimentali e familiari. Cerca di comprendere le sue pulsioni, attraversando esperienze a volte imbarazzanti, spesso intense, dove paura, piacere e senso di colpa si mescolano. I rapporti con i genitori costituiscono un elemento centrale del suo sviluppo personale e sessuale, riflettendo una complessa miscela di attaccamento e distanza.

Missiroli affronta direttamente temi come l'erotismo, il desiderio e le intime contraddizioni che ogni persona porta dentro di sé, offrendo una riflessione sul modo in cui la sessualità plasma la nostra vita e il nostro rapporto con gli altri. Perché non bisogna avere « paura di scegliere tra la vita e l'oscenità, senza sapere che sono la stessa cosa. L'osceno è il tumulto privato che ognuno ha, e che i liberi vivono. Si chiama esistere, e a volte diventa sentimento” (2015, pp. 156-157).

venerdì 15 novembre 2024

Grazie! ❤️

I narratori e il grafico che hanno realizzato il progetto 

Vorrei ringraziare tutti coloro che ieri sera hanno partecipato al vernissage della mostra del progetto STRIP. Tanti sono venuti di persona, e tanti c'erano con il cuore ❤️.

Grazie anche a tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione materiale del progetto attraverso il loro sostegno finanziario o mettendo a disposizione un talento o una competenza.

Arrivederci alla prossima avventura!