venerdì 16 ottobre 2026

Manif: che cosa sta succedendo a Parigi?

 Ieri, 16 ottobre, ho lasciato Parigi. La data era stata stabilita da tempo e le ultime settimane, passate a confrontarmi con la farraginosa burocrazia accademica e con le incombenze legate a un trasloco internazionale da un appartamento in cui avevamo vissuto in quattro ma che ho svuotato da sola, mi hanno portato a dedicare il pochissimo tempo libero a rivedere le persone che ho frequentato in questi quattro anni parigini. Ho vissuto quindi una rara intensità, tra le complessità burocratiche e le emozioni del distacco. Tuttavia, la cosa che più rimpiango in questo momento è non poter partecipare alle manifestazioni di oggi, di cui ora evocherò la storia, che mi pare poco conosciuta in Italia.

È una storia cominciata oltremare. Il 31 agosto, al lycée du Nord di Acoua (Mayotte -Oceano Indiano) il personale scolastico e i genitori hanno scioperato contro le condizioni in cui i ragazzi erano costretti a studiare e a frequentare la scuola. Una settimana dopo, a Cayenne, in Guyana francese, gli studenti hanno manifestato per le condizioni delle aule, dei bagni e della mensa. Mayotte e la Guyana sono rispettivamente DROM e CTG. Senza entrare nei dettagli, bisogna sapere che entrambe sono parte costitutiva della Repubblica Francese. Il 17 settembre, le manifestazioni hanno raggiunto la Francia “esagonale”, con uno sciopero degli insegnanti per i posti lasciati vacanti e la mancanza di fondi supportato poi anche dagli studenti del lycée Saint-Exupéry di Créteil. 

Da Créteil, che è in periferia di Parigi, gli scioperi hanno coinvolto rapidamente tutta la Francia. Voglio sottolineare che le rivendicazioni degli studenti riguardano i posti degli insegnanti lasciati vacanti, le classi pollaio (la Francia ha le classi più numerose d’Europa), la fatiscenza degli edifici scolastici (bagni non funzionanti, scarafaggi in classe, addirittura, in qualche caso, mancanza di sedie per tutti), e ovviamente disuguaglianze tra le diverse scuole. Più che di diritto allo studio, si tratta quindi di diritti umani: questi studenti, dalle periferie amministrative e fisiche chiedono di poter studiare in condizioni dignitose. Si sono aggiunte a queste anche altre rivendicazioni, riguardanti ad esempio Parcoursup, un sistema informatizzato che assegna ogni studente a una facoltà e che ha mostrato negli anni diverse criticità e inefficienze. 

Queste manifestazioni sono state represse dal governo con una violenza inaudita. Al 13 ottobre alle 17 si parlava di 6773 minorenni posti in stato di fermo dall’inizio delle manifestazioni, e soprattutto la polizia francese ha fatto uso di armi classificate internazionalmente come armi di livello A2, ovvero armi da guerra, per reprimere manifestazioni composte in maggioranza da minorenni. Certo, ci sono stati alcuni episodi di violenza da parte dei manifestanti, ma il grado di violenza è incommensurabile con quello esercitato dalla polizia, tra le cui vittime accertate ci sono:

Eden, 14 anni, Saint-Ouen l’Aumone : fratture della mascella e gravi lesioni dentali causate da un lanciagranate lacrimogene Cougar usato a distanza ravvicinata.

Maël, 16 anni, Tours: perdita dell’uso dell’occhio destro per un proiettile di gomma

16enne di Argenteuil: grave ferita all’occhio

Evan, 15 anni, Lens: perdita della mano sinistra e grave danneggiamento della mano destra, ferite all’addome a causa del lancio di una granata.

Alençon: tentativo di strangolamento di una studentessa da parte delle forze dell’ordine

Belfort: tentativo di annegamento di uno studente ancora anonimo da parte di un poliziotto. Il ministro dell’interno ha confermato un’inchiesta per tentativo di omicidio.

Questi sono i casi che hanno avuto più risonanza ma lo stesso governo ha comunicato il 14 ottobre che ci sono 248 studenti feriti per cause varie. 

Il governo ha ufficialmente aperto trattative coi rappresentanti degli studenti e una consultazione nazionale, annunciando 3000 supplenti (di cui 2000 già assegnati) e lavori edili sugli edifici, ma vista la gravità della situazione, queste misure suonano ridicole, tanto più che una parte dei supplenti è stata mobilitata in modo irrazionale: è stata loro assegnata una sede lontanissima dalla zona di residenza, per materie che non insegnano.

Alla luce di tutto questo, le manifestazioni, che inizialmente riguardavano soltanto le scuole superiori, si sono ampliate in diversi modi:

Come detto, già dal 31 agosto a Mayotte e dal 17 settembre a Créteil, le manifestazioni sono state intergenerazionali: a Mayotte gli adulti hanno manifestato per le condizioni di studio degli adolescenti, e a Créteil gli studenti si sono uniti agli insegnanti e ai genitori. Dagli studenti delle scuole superiori, la protesta si è estesa rapidamente agli studenti universitari. La mia università, la Sorbonne Nouvelle, è alla seconda settimana di chiusura, dopo che il rettorato, due lunedì fa, ha aperto le porte alla polizia, ufficialmente per prevenire danni all’edificio, e la polizia ha brutalizzato studenti e personale.

In generale, le violenze della polizia hanno spinto diversi adulti (professori, genitori, e anche il sindaco di Saint-Denis, una città contigua a Parigi considerata lo stereotipo della periferia depressa e priva di tutto) a frapporsi fisicamente tra polizia e studenti per difenderli. Queste forme di solidarietà si sono sviluppate in particolare dal 6 e dal 7 ottobre, quando il consiglio dell’ordine degli avvocati di Parigi è intervenuto pubblicamente con un comunicato che auspicava la necessità di una proporzionalità anche nella repressione e rimandava al rispetto dei diritti umani, dei minori in particolare. Gli ultras hanno mostrato striscioni solidali negli stadi e il 13 ottobre Greta Thunberg si è recata al liceo Paul Éluard di Saint-Denis per manifestare solidarietà.

Per la manifestazione di oggi i gilet jaunes, un movimento che si era formato nel 2018 per protestare principalmente contro provvedimenti finanziari e fiscali, ha annunciato che si unirà alle proteste. Il governo però ieri sera ha annunciato la chiusura di ben 25 stazioni della metropolitana di Parigi e ha vietato i percorsi delle manifestazioni vicini ai centri di potere. I manifestanti avevano chiesto l’autorizzazione ad avvicinarsi ai centri importanti perché i percorsi usuali delle manifestazioni parigine sono stati studiati negli anni e si prestano a repressioni violente ed efficaci. 

Sui social si moltiplicano i messaggi di avvocati volontari, associazioni per i diritti civili e associazioni culturali che danno tutte le informazioni legali e pratiche per tutelare la propria incolumità fisica e i propri diritti. Inoltre, circolano da giorni inviti a sfidare i divieti del governo e le tecniche repressive e a formare tante micromanifestazioni di migliaia di persone in vari punti di Parigi contemporaneamente, avvicinandosi in ogni caso alle sedi del governo. la notte scorsa è stato hackerato il sito dei repubblicani, con inviti a partecipare alla manifestazione di oggi

Insomma, il clima è da guerra civile, ma la mia storia familiare e anche la tesi di dottorato che sto per sostenere mi portano ad essere ancora a Parigi con la mente e col cuore. Aspetto di vedere che cosa succederà oggi prima di spiegare più precisamente, in un altro post, le connessioni tra questi fatti di attualità e le mie ricerche di tesi.

Photo credits: Le Parisien e Reporterre